Patataridens

Il blog della comicità al femminile

Storia minima della biancheria intima – Episodio 3 L’oscura maledizione del tanga

Nella prima puntata di “Storia minima della biancheria intima” postata il 20 maggio, ho parlato delle mutandone in cotone a banda larga e vita alta che le madri si ostinano a regalare/rifilare alle figlie dall’età pre-scolare a quella pensionabile.

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Lemutandone ascellari rispondono a un preciso dogma materno che può riassumersi nell’imperativo: “COPRITI!”

“Copriti” è la parola che ho sentito più di frequente nel corso della mia infanzia e che ancora mi echeggia nelle orecchie. L’ho sentita ripetere così tante volte che mi sono spesso domandata se facessi così schifo da dovermi coprire! Ma in realtà la preoccupazione delle madri non è quella di occultarci, bensì quella di preservarci – anzi salvarci – dal freddo.

“Copriti che fa freddo, copriti che c’è corrente, copriti se esci presto, copriti se rientri tardi…”

Ma se le madri ci riforniscono abitualmente di capi a prova di freddo qualche volta, in controtendenza, ci regalano mutande tanto succinte e ridicole da provare vergogna: i tanga di capodanno!

Soffermiamoci un attimo su quel perverso indumento che è il tanga.

Il tanga è il capo più costoso in rapporto al quantitativo di stoffa utilizzata. Qualche tempo fa una mia amica mi ha confidato: “ho speso 70€ per un tanga in pizzo e lui neanche l’ha notato!” Ma non è che non l’ha notato, povero cristo! Non l’ha visto! Il tanga è visibile solo sui culi dei manichini che, notoriamente, sono di plastica ma, appena le indossa una donna di carne, le chiappe se lo fagocitano rendendolo invisibile a occhio umano.

ImmagineComunque, verso dicembre, complice la stessa merciaia gaglioffa che già le fornisce i mutandoni, la mammina acquisterà imbarazzanti tanga color rosso estintore, decorati con alberelli, fiocchi di neve e altre gaie amenità natalizie.

Voi, ricevuto il dono, ringraziate simulando entusiasmo e gettate l’obbrobrio negli abissi del più remoto cassetto, giurando che mai e poi mai lo indosserete.

Ma un giorno succederà l’imprevedibile: aprirete il cassetto e vi renderete conto di non aver fatto il bucato. Dal fondo del cassetto vuoto, la renna natalizia ritratta in zona pubica vi guarderà con sfida: “Qui dentrosono rimasta solo io!” diranno i suoi perfidi occhietti di strass.“Dai indossami, non hai scelta!”

Mentre indosserete il tanga, lo sfregare del tessuto sintetico sulle gambe provocherà scintille inquietanti e, una volta indossato, vi renderete conto di avere l’apparato genitale sotto vuoto.

Dal basso, una vocina querula sibilerà: “Ehi, voi di lassù? Va bene che quaggiù c’è poco movimento, ma uccidermi per asfissia mi sembra crudele!”

Ovviamente chi si sta lamentando è la vostra patata.

Passerete una giornata d’inferno, producendo scintille ogni qualvolta accelererete il passo e, rientrate finalmente a casa, getterete lo strumento di tortura nel cesto della biancheria.

Errore! Avrete dovuto buttarlo direttamente in pattumiera perché, il giorno seguente, quando già avrete rimosso la tragica avventura, butterete tutti i panni sporchi nella lavatrice e, la vostra biancheria, assumerà un’equivoca nuance rosa giro d’Italia.

La maledizione del tanga rosso ha colpito ancora!

Mutande o  acconciatura?

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This entry was posted on May 31, 2013 by in Spirito di Patata and tagged , , , , , , .
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