Patataridens

Il blog della comicità al femminile

Shampoo, bionde, bikini e fuoristrada – La pubblicità è sessista? Sì, ma noi donne abbocchiamo comunque! – Prima puntata

La pubblicità televisiva è sempre stata accusata di strumentalizzare le donne e le donne, dal canto loro, si sono indignate, hanno protestato e… perseverato nell’acquisto dei prodotti incriminati!

Non parlo della strumentalizzazione di corpi femminili per la promozione di prodotti maschili.

Vi faccio un esempio: pubblicità di un SUV, in un non meglio identificato deserto una biondina pneumatica e a stento maggiorenne, prende il sole in bikini sul cofano di un monumentale fuoristrada. Ma non avrà caldo su quella lamiera ardente? No, tira un bel venticello che, infatti, le fa svolazzare i capelli. A questo punto il fruitore medio dello spot spera segretamente che una folata più impetuosa le faccia volare via anche il bikini ma ciò non può accadere perché, quei minuscoli triangolini ermeticamente aderenti alle curve, non sono indossati ma direttamente dipinti sul corpo della ragazza.

Orbene, se qualche anima semplice, in virtù di quel femminone che arrostisce sul cofano, decide di indebitarsi come il governo greco per acquistare un trappolone da 60.000 €, maneggevole quanto un trattore e parcheggiabile quanto un transatlantico, ma siamo proprio sicuri che la vittima di questa pubblicità sia la ragazza e non il gonzo acquirente?

Quello che invece mi turba sono le pubblicità rivolte al pubblico femminile, nelle quali le donne, quando va bene, appaiono idiote e, quando va male, sembrano psicopatiche.

Un male dei giorni nostri? No, un vizio vecchio quanto l’invenzione del televisore!

Prendiamo un articolo tipicamente femminile, facciamo un prodotto di bellezza? Uno shampoo?  Vediamo lo stesso articolo pubblicizzato negli anni ’60, 90 e ai giorni nostri.

1960 – una graziosissima Sandra Milo dà consigli di economia domestica alle sue invisibili amiche. Sì, avete capito bene, la stessa Sandra Milo che anni dopo avrebbe presentato “Piccoli fan”, pianto in diretta per uno scherzo telefonico (Ciro! Cirooo! Oh Dio!) e fatto pubblicare sui rotocalchi tutte le fasi del suo lifting! Nello spot, anzi nel carosello, la Sandrocchia suggerisce di tenere sempre sulla tavola unvaso di frutta perché è decorativo oltre che utile (la frutta si può mangiare mentre, mangiare i fiori può avere controindicazioni). Il soave angelo del focolare mostra poi un ninnolo e dice di averlo comprato in un tal negozio dove un gentiluomo le ha fatto un gradito complimento: “Che bei capelli, sembrano seta.”

“I complimenti fanno piacere”, ammette la Sandra e, in effetti, come darle torto?

1995 – Nulla è cambiato! Una bella donna annaffia le rigogliose piante del suo balcone. La casa non si vede, la pubblicità degli anni ’90 ha tempi assai più concisi degli sbrodolosi caroselli anni ’60 ma, dall’atmosfera, intuiamo che la protagonista non si trova sul ballatoio di una casa popolare di Centocelle ma, quantomeno, su di una terrazza che affaccia su piazza Navona. Magari questa donna lavora per pagare la rata del mutuo ma, per quel che ci fa vedere lo spot, siamo di nuovo di fronte a una donna bambola che si muove eterea nella sua casa da fotoromanzo. Però siamo negli anni ’90, le donne sono più emancipate e la protagonista non attende che qualcuno le faccia un complimento: se lo fa da sola! 

Donna indipendente? Direi di no,visto che non proclama “Belli i miei capelli!” con un gran punto esclamativo alla fine ma ha bisogno di conferme e preferisce una forma interrogativa: “Belli i miei capelli?”

Il ruolo femminile nelle pubblicità, a distanza di più di trent’anni, è rimasto quello della pin up patinata, regina della sua casa perfetta. In compenso il tentativo di emancipazione qualche frutto l’ha dato: i complimenti dei gentiluomini sono spariti e, forse, dopo gli anni ‘60, sono spariti i gentiluomini stessi.

Giorni nostriAltro che cestini di frutta per decorare la tavola e terrazzi tropicali da accudire! Avercelo il tempo per queste idiozie vintage, oggi non ci avanza nemmeno un minuto per lavare i capelli! Le donne di questo spot sono ragazze giovani e informali che non hanno tempo per far nulla, nemmeno per mettere a posto il loro appartamento che, in effetti, è un delirio. Ma a ben guardare trattasi di un disordine innaturale: vestiti color pastello sono sparsi qua e là su mobili in prevalenza rosa; l’effetto ricreato ricorda quello di quando il mio gatto riusciva a intrufolarsi nella casa di Barbie e a sparpagliare tutti i vestitini e i mobiletti. E poi che c’avranno da fare queste tipe? Accertato che il loro tempo non lo utilizzano per rassettare la casa, non hanno nemmeno l’aria di avere figli da accudire né, tantomeno, un lavoro stressante. A dirla tutta, queste qui sembrano le classiche studentesse fuori corso che, dopo avere chiacchierato per un paio d’ore nell’atrio dell’università, davanti al distributore del caffè, si rendono conto di avere un impegno e di essere già in ritardo di mezz’ora. Ecco allora che si scapicollano a casa, stressate come medici dopo un turno di sedici ore, per prepararsi. Ma prepararsi per cosa? Per un colloquio di lavoro? Per un convegno internazionale? No! Per il solito scontatissimo appuntamento con un ragazzo che, grazie al fantastico shampoo a secco, forse le dirà: “che bei capelli!”

Come negli anni ’60, salvo il fatto che i capelli, allora, erano puliti.

pubblicità sessista

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This entry was posted on June 5, 2013 by in Agrodolci and tagged , , , , , , , , .
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