Patataridens

Il blog della comicità al femminile

San Valentino? Una festa per scambisti!

Ogni anno sono combattuta sull’opportunità di festeggiare o meno S. Valentino. Da un lato mi dico che è una festa commerciale e che è da veri idioti farsi spennare come dei Cupidi scemi, per una cena, magari nel solito ristorante, che in virtù della magia dell’amore (ovvero una candela e un segnaposto a cuore), ha raddoppiato di prezzo. Poi però mi dico: ma dai, è una tradizione! Pensa ai cuoricini di peluche, pensa alle letterine che scrivevi da ragazzina (e che non hai mai avuto il coraggio di spedire), pensa a Charlie Brown! E va bene, allora festeggerò, ma lo farò soltanto per il già menzionato Charlie Brown e in ossequio alla tradizione.san-valentino

Ma qual è questa tradizione? Chi era S. Valentino? In due parole San Valentino era il Vescovo di Terni che, nel 270 d.c., tentò di convertire al cristianesimo l’imperatore Claudio II che, per tutta risposta, lo fece prima rinchiudere e poi lo condannò alla lapidazione e successiva decapitazione. Una pena capitale assolutamente opposta al processo dell’innamoramento, dove prima perdi la testa e soltanto dopo ti becchi le pietrate. Ma cosa aveva fatto, quindi, questo vescovo Valentino per meritarsi il titolo di santo degli innamorati? Probabilmente nulla, o almeno nulla di più rispetto ad altri santi e martiri. La sua promozione a santo dei biglietti d’amore e dei cioccolatini fu merito della chiesa che, all’incirca nel 500 d.c., voleva togliersi dalle balle una festa pagana che rendeva omaggio al dio Lupercus, con un rito particolarmente osé.

ImmagineIn pratica, alla fine dell’inverno, i seguaci di Lupercus si ritrovavano nel tempio dedicato al loro Dio, inserivano i propri nomi in due urne -una per i maschietti e una per le femminucce – dopodiché un bambino bendato, a guisa di cieco cupido, estraeva alcuni nomi dalle urne formando delle coppie. Le coppie estratte erano quindi libere di darci dentro come ricci, per un anno intero. Così, per combattere questa tradizione pagana piuttosto trombereccia, la chiesa istituì una festa degli innamorati e scelse come “testimonial” il martire Valentino.

In pratica, se davvero volessimo rispettare la tradizione della festa degli innamorati, bando ai fiori e ai cuoricini di cioccolato, ci basterebbero un paio di contenitori tupperware, un po’ di amiche e amici disinibiti e una manciata di post-it. Insomma, il modo più ortodosso di seguire la tradizione di S. Valentino, non è una cena a lume di candela, ma una bella serata scambista.

Pensateci su e buon Lupercale a tutti!

S. Valentino

Seguici su facebook

Seguici su Facebook

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: