Patataridens

Il blog della comicità al femminile

Stufo di sentirti dare del poveraccio? Fatti chiamare incapiente.

La crisi incombe, ma il governo sta alacremente lavorando per combatterla, e il primo risultato è che ora non siamo più poveri… ora siamo incapienti.
Chi sono gli incapienti?
Semplicemente coloro che non pagano le tasse.
Ma quelli non erano gli evasori?
È vero, anche gli evasori non pagano le tasse, ma dovrebbero farlo; gli incapienti, al contrario, non pagano le tasse per mancanza di reddito.
Insomma, l’incapiente è colui che non ha un reddito abbastanza “capiente” da poter essere tassato.
Il termine non è necessariamente sinonimo di povertà; immaginate, per esempio, una ricca famiglia dove uno dei coniugi è a carico. Fiscalmente parlando, il coniuge che non produce reddito è definito “coniuge incapiente” e rappresenta una detrazione fiscale per l’altro coniuge.Immagine
Ma non sono questi gli incapienti dei quali il governo va cianciando, bensì quelli che non riescono a mettere insieme il pranzo con la cena, o meglio ancora, non riescono a mettere insieme un reddito tassabile.
Lo stato si ritrova di fronte a questo grande dilemma: come trasformare gli incapienti in “capienti” e spennabili contribuenti?
Il governo ha proposto questa soluzione: diminuzione dell’IRPEF e contestuale aumento dell’IVA.
Ottima idea, giusto?
Certo, salvo il fatto che l’IVA si paga sui consumi – e tutti consumano qualcosina, inclusi gli incapienti – mentre l’IRPEF è una tassa calcolata sul reddito, che gli incapienti non pagano visto che ne sono sprovvisti.
Risultato? Quest’operazione “mazzolerà” gli incapienti che non avranno vantaggi fiscali ma pagheranno pane, latte e pasta di più a causa dell’aumento dell’IVA.
E i capienti ci guadagneranno?
danimarca copenaghen prezzi costi hotel vita costoSolo quelli con il reddito molto – ma molto – alto, coloro cioè che hanno un reddito decisamente più cospicuo rispetto ai propri consumi.
Io, che come molti, ho un reddito che mi copre le spese primarie e mi lascia ancora una piccola discrezionalità su quelle voluttuarie, pagherò un po’ meno tasse (evviva) ma spenderò più in IVA e ciò – visto l’aumentare dei prezzi – mi spronerà a tagliare sulle già citate spese voluttuarie (cene fuori, abbigliamento, varie ed eventuali).
Ovviamente non sarà una mia personale ed eccentrica scelta, lo faremo in tanti e ciò frenerà i consumi dando manforte alla crisi.
Insomma, più IVA, meno consumi e più incapienti.
Consoliamoci col fatto che il termine “incapiente” è molto più rispettoso del termine “povero”.
L’appellativo, forse, suonerà politicamente più corretto ma, stringi stringi, la parola incapiente fa rima con pezzente.

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This entry was posted on May 19, 2014 by in Agrodolci and tagged , , , , , , , , .
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