Patataridens

Il blog della comicità al femminile

L’uomo di marmo – il romanzo che fa ridere le pietre

Come già ho avuto modo di ripetere dalle pagine di questo blog dedicato alla comicità al femminile, l’Italia è piena di scrittrici dotate di grande verve umoristica; tuttavia trovare pubblicazioni italiane di umorismo in rosa è piuttosto difficile.
Le lettrici italiane non amano la comicità femminile?
Certo che la amano e, infatti, quasi tutti i grandi editori hanno collane dedicate alla chick-lit. Purtroppo, però, i titoli presenti in queste collane sono per la quasi totalità opera di scrittrici di lingua inglese.
Ma se i grandi gruppi editoriali – un po’ come i bagnini – hanno un debole per le straniere, molte piccole case editrici dedicano alle autrici italiane lo spazio che meritano.
Il libro del quale vi parlerò oggi è L’uomo di marmo, un romanzo divertente e piuttosto colto, scritto da Miriam Ghezzi e pubblicato da Book Salad.

A quante donne è capitato di innamorarsi di un superuomo per poi ritrovarsi con un bambinone incapace di badare a se stesso?
Il numero di queste donne è all’incirca pari a quello degli uomini che si sono innamorati di una Wonder Women, che poi si è rivelata essere una frignona depressa.
Par-condicio a parte, il romanzo del quale vi parlerò tratta del primo caso, quello cioè di una ragazza che si ritrova a convivere con un uomo, in apparenza forte e indipendente, che in realtà si comporta come un bambino di dieci anni. L’uomo in questione ha trascorso tutta la vita su di un glorioso piedistallo, attorniato dall’ammirazione di chi lo circondava, senza dovere (né potere) muovere nemmeno un dito.
Non sto parlando di un bamboccione servito, riverito e adulato da una madre chioccia, bensì di qualcuno che davvero ha vissuto per anni in cima a un piedistallo; ovvero una statua, anzi la statua per eccellenza.
Vera, la protagonista della storia, è una giovane esperta d’arte che in l’Italia – paese che potrebbe vivere quasi esclusivamente del suo patrimonio artistico – si ritrova inesorabilmente disoccupata.
Non volendo arrendersi all’incombente minaccia di un impiego interinale in un call center, Vera decide di rimanere nel campo artistico esercitandovi l’unica attività ancora ben remunerata: la ladra di opere d’arte.
Durante una frenetica “nottata lavorativa”, Vera si imbatte nella celeberrima statua del David di Michelangelo e, nonostante non sia decisamente il momento adatto per fermarsi ad ammirarla, non riesce a resistere alla tentazione di arrampicarsi sul piedistallo per abbracciare la sua opera preferita. Come già raccontato nel mito di Pigmalione, oltre che in decine di libri e di film, l’opera d’arte si anima e abbandona il piedistallo per seguire la creatura umana che le ha donato la vita.
Insomma, l’uomo dei sogni si materializza e il sogno della protagonista si avvera. In questo nulla di particolarmente originale, salvo il fatto che “l’ideale di uomo” di Michelangelo, non è affatto “l’uomo ideale” di Vera.Immagine
Il David è un marmoreo marmocchio di quasi due metri, che passa le sue giornate guardando i cartoni animati, facendo i capricci ed escogitando esilaranti vendette contro i piccioni; colpevoli di avere fatto per secoli i propri bisogni sulla sua testona di pietra.
La povera Vera, nel ritrovarsi per casa un pupone bizzoso e assolutamente dipendente dalle sue cure, reagisce come avrebbero fatto quasi tutte le donne del mondo: innamorandosi di lui.
Grazie a una scrittura agile e disinvolta, la narrazione de L’uomo di Marmo procede fluida e dirompente tra gag spassose, colpi di scena, momenti di commozione ed excursus artistico-culturali, sapientemente incastonati nella brillante trama.
L’uomo di marmo è un libro piacevole, che nasconde sotto a una trama leggera e divertente il battito di un cuore appassionato e irrimediabilmente innamorato dell’arte.

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