Patataridens

Il blog della comicità al femminile

Turchia: a colpi di ciabatta per difendere i diritti delle donne

“Arriva la ciabatta” è una frase che, con infinite varianti, molti di noi hanno sentito pronunciare in tono più o meno minaccioso da madri, zie e nonne. Ora se una madre lancia una ciabatta vengono subito allertati i servizi sociali, ma una volta l’abilità nell’educare i figli si misurava con le capacità balistiche. C’erano madri che riuscivano a fare lanci a effetto che ti inseguivano nel corridoio, curvando con la precisione dei più moderni droni, per venirti a scovare nella cameretta; altro che bombe intelligenti! I lanci di ciabatta di mia nonna poi, erano leggendari. Innanzi tutto le sue non erano ciabatte ma zoccoli di legno da mezzo chilo l’uno, con i quali riusciva a tenere sotto controllo marito, figli e occasionalmente qualche vicino molesto. Mia nonna usciva nell’aia della cascina dove i conigli scorazzavano liberi e giocondi e con un lancio di ciabatta, che neanche un aborigeno col boomerang avrebbe saputo fare meglio – zac – alla faccia di tutti i nipoti vegetariani che le son toccati, seccava un coniglio con un solo tiro. Dalla ciabatta al forno, senza avere neppure il tempo di raccomandare l’anima al santo protettore dei conigli. Si narra che una volta, durante la seconda guerra mondiale, mia nonna armata soltanto di eloquenza e di ciabatta (ma penso che il più lo fece la ciabatta), sia riuscita a convincere un partigiano a rimettere nella stalla il vitello che le stava portando via in nome della nobile causa antifascista. TBMM GENEL KURULUNon si fraintenda la mia nonnina che fascista non lo era di certo, ma quando si hanno una mezza dozzina di bocche da sfamare gli ideali politici passano in secondo piano. Che mi nonna fosse in gamba lo sapevo, ma che fosse anche una precorritrice della difesa dei diritti delle donne, questo lo ignoravo.

Da mercoledì 13 agosto il “lancio della ciabatta” è diventato infatti il simbolo della difesa dei diritti delle donne.

Le donne turche, ma ormai non soltanto più loro, con l’hashtag #geliyorterlik (#arrivalaciabatta) stanno condividendo su Twitter le foto delle loro pantofole per ribellarsi al maschilismo del governo turco. Il tutto è partito dalla parlamentare Aylin Nazliaka del partito social democratico che dopo essere stata insultata dai deputati del partito della giustizia e dello sviluppo del neoeletto premier Erdogan, ha fatto il gesto di chinarsi per lanciargli una scarpa.

La parlamentare non ha  portato a compimento il lancio, ma la sua decisione non è stata dettata dalla mancanza di coraggio.

“Il diavolo dentro di me” ha spiegato “mi ha detto di sfilarmi la scarpa e lanciarvela, ma guardando prima le mie scarpe così carine ed eleganti e poi voi, ho pensato che non ne valesse la pena”.

Insomma, un modo gentile – ma neppure troppo – per dire ‘voi valete meno delle mie scarpe’.

“Applicate le vostre politiche al corpo della donna” a rincarato la deputa, “a quello che deve indossare, al colore del suo rossetto, dite che se ride in pubblico non è casta, decidete se quando è incinta può camminare per strada o meno. Il premier la smetta di fare il guardiano alla vagina delle donne turche!”

Negli ultimi anni, con l’avvento di partiti di matrice islamica, la laica Turchia ha fatto terribili balzi indietro nell’emancipazione femminile. Basti pensare che nel paese che concesse il voto alle donne ben sedici anni prima dell’Italia, qualche tempo fa il vicepremier Bulent Arinc ha raccomandato alle turche di non ridere in pubblico, per non dare un’immagine frivola e libertina di se stesse.

Lui sì che si meriterebbe una bella ciabattata sui denti! Così anche lui non potrà più ridere né in pubblico, né in privato.

Quasi quasi contatto @isinturkeli che su twitter ha offerto come proiettili le sue scarpe da cantiere con rinforzi in metallo.

Cara Aylin Nazliaka, continua per la tua strada, noi e le nostre ciabatte saremo con te.

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This entry was posted on August 14, 2014 by in Agrodolci, Uncategorized.
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