Patataridens

Il blog della comicità al femminile

Gatto Pecunio: storia di maschilismo, superstizione e pile alcaline

Ci sono luoghi nei quali la parità dei sessi è ancora un lontano miraggio e non mi riferisco a paesi remoti con governi fondamentalisti, bensì al negozio di materiali elettrici a due passi dal mio studio.IMG_0666

Ognuno di noi, anche il meno scaramantico, è legato a qualche oggetto che considera un talismano. Quando si tratta di ignoranza non posso certo fare eccezione e, infatti, ho eletto a mio feticcio uno di quei discutibili ninnoli cinesi, in autentica plastica placcata oro falso, raffigurante un micio che muove avanti e indietro la zampetta.

Lo scopo del mio micio a pile alcaline, secondo fonti accreditate, parrebbe essere quello di acchiappare la fortuna con la sua zampina mobile e in particolare, dato il suo colore oro, di attirare i guadagni. Per fargli meglio comprendere lo scopo al quale era destinato, decisi di chiamare il mio gatto acchiappa soldi Pecunio.

Il piccolo Pecunio non ha mai compiuto miracoli (non ci si può aspettare granché da un giocattolo neppure a norma), ma è stato testimone di alcuni piccoli successi.

Il giorno in cui lo ricevetti in regalo furono vendute alcune decine di copie del mio libro, e chi frequenta l’ambiente editoriale sa che vendere più di venti copie in un solo giorno rende Pecunio degno di un processo di beatificazione. Quando lo portai nel mio studio, invece, ricevemmo una mezza dozzina di iscrizioni a un corso di formazione, nell’arco di un solo pomeriggio.

Da quel giorno, presa residenza sulla mia scrivania, Pecunio ha continuato a fare “ciao ciao” con l’aurea zampetta, senza far registrare ulteriori picchi di fortuna.

La scorsa settimana però, mi assentai dallo studio per qualche giorno, e in quel lasso di tempo si verificarono una serie di contrattempi lavorativi che andavano dall’eterea sfiga alla rogna putrescente.

Rientrata nel mio ufficio ebbi una rivelazione: la zampetta di Pecunio si era fermata!

“Solo una curiosa coincidenza” pensai facendo spallucce, “ma anche il fatto che qua all’angolo ci sia un negozio che vende le pile è una coincidenza, no?”

Sospinta dal demone della superstizione, mi recai al premiato “Salotto della lampadina”, un luogo nel quale le donne acquistano, oltre che le sopra menzionate lampadine, anche il potere dell’invisibilità visto che ogni uomo che vi entra, sentendosi prioritariamente titolato all’acquisto delle lampadine in virtù del cromosoma Y, supera le gentili donzelle in coda facendo finta di non vederle.

Una vecchietta attendeva paziente vicino al bancone con una lampadina fulminata in mano; un bellimbusto con una salopette da lavoro sopraggiunse rubandole l’attenzione del commesso. Una signora con un bimbo nel passeggino si avvicinò timidamente a un altro commesso per chiedere un’informazione; un vecchietto sdentato la interruppe esigendo un tubo al neon in sostituzione di quello annerito che stava brandendo minacciosamente contro la cliente, a mo’ di spada laser.

Va bene, il mondo è pieno di maleducati, ma la cosa che mi ha fatto più vorticare le balle (che purtroppo non avevo con me, altrimenti avrei potuto conferire con il commesso in tempi brevi) è stato il fatto che questi prepotenti fossero assolutamente assecondati dai gestori del negozio.

Forse il ragazzo con la salopette era un buon cliente e tu, caro il mio commesso misogino, volevi servirlo velocemente per consentirgli di ritornare al suo lavoro; ma il vecchietto sdentato che sostituiva un tubo al neon comprato nell’ottantasei (l’ultimo acquisto che ha effettuato nel tuo negozio), che priorità aveva rispetto alla dolce vecchietta che da un’ora sventolava la sua lampadina fulminata sotto il tuo nasone maschilista?

E si aggiunga che in tutto questo io me ne stavo lì, afflitta dalla paresi del gatto Pecunio, e inerme agli strali della malasorte.

Ma che possono fare delle gentili donzelle contro dei rudi elettricisti?

Be’ qualcosetta possono farla e, infatti, una delle gentili donzelle (indovinate quale?) all’ennesimo tentativo da parte di un cliente di aggirare la fila si è inalberata – uh se si è inalberata – insultando avventori, commessi e relative madri non presenti (che per inciso, a parer di co’ tal donzella, di mestiere non facevano le elettriciste come i figlioli).

La sboccata donzella ottenne testé le agognate pile mezza torcia, accompagnate dalle sentite scuse del costernato titolare.

Giustizia è fatta! Un altro piccolo passo verso la parità dei sessi è stato compiuto nel nome del divino Gatto Pecunio!

 PS: Appena riattivato il mio adorato Pecunio, una telefonata ha annunciato il saldo di un credito in sospeso. Sì, certo, trattasi certamente di una banale coincidenza, ma nel dubbio sono subito corsa al “Salotto della lampadina” per comprare delle pile di scorta e – ci credereste? – mi hanno servito subito!

Tacchi e Taccheggi

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