Patataridens

Il blog della comicità al femminile

Omicidi di Natale

Da piccola adoravo il Natale, o meglio adoravo i mille segnali che lo annunciavano. La prima pubblicità natalizia che avvistavo – fosse stata quella di una caldaia a condensazione – riusciva a mandarmi in visibilio.  Ma se un tempo attendevo il Natale con trepidazione spiando sin dal 16 agosto ogni precoce indizio natalizio, oggi il Natale mi coglie impreparata, anzi, diciamo pure che mi prende alle spalle.

In genere mi capita di infilarmi per una rapida commissione in un negozio, e di notare con disappunto che il punto vendita trabocca di clientela frenetica e mal mostosa. Poi, mettendo a fuoco oltre ai bronci, visualizzo i cartelloni rossi e bianchi che annunciano le grandi offerte natalizie. Quest’anno poi il mio scontro col Natale è stato più traumatico che negli anni passati. Come al solito mi sono fiondata alle sette passate nel minimarket sotto casa, e proprio mentre cercavo freneticamente una busta di parmigiano grattugiato, una lagnosa litania americana si è insinuata nelle mie orecchie, valicando il roboante rollare dei carrelli. Mio malgrado riconosco una latrata e strascicata versione di White Christmas, che per fortuna sta volgendo al termine. Neanche il tempo di tirare un sospiro di sollievo, che parte una delle più patetiche versioni della Ninna nanna di Brahms, ovviamente cantata, anzi sbiascicata, da un’arrochita voce inglese. Silent-Night-primo-poster-e-nuove-immagini-del-remake-horror-5Giunta allo scaffale dello scatolame, apprendo che il terzo brano gentilmente offerto dal premuroso supermercato è Last Christmas, proposto in una versione che sarebbe lusinghiero definire lancinante. Sono ormai in coda alla cassa, Last Christmas sfuma e parte – a sei tacche di volume in più – un jingle pubblicitario che fa sobbalzare per lo spavento persino la sagoma cartonata di George Clooney. Meno male che la bottiglia di Martini che regge è pure lei di cartone, altrimenti l’avrebbe lasciata cadere a terra e – come la pubblicità ripete da anni – “No martini no party”. Il Jingle augura buone feste all’infartuata clientela, raccomandando di prestare attenzione alle mirabolanti offerte natalizie, ed ecco ripartire White Chrismas.

Sulle prime note della Ninna nanna di Brahms mi ritrovo al cospetto di un cassiere emaciato, con delle occhiaie simili a quelle che deve avere Babbo Natale il giorno di Santo  Stefano; e mentre il poveruomo struscia i miei prodotti sul sensore ottico producendo un beep fastidioso (ma meno fastidioso della Ninna nanna di Brahms in versione cantata), mi azzardo a fare la più idiota delle domande: “Ascolterete queste tre canzoni da qui a Natale?”

“No” mi tranquillizza tra un beep e l’altro, “ne avremo almeno fino alla Befana”.

“E non vi farà impazzire?” (si sa, le domande delle palle viaggiano in coppia, come le palle stesse).

Il cassiere mi punta addosso uno sguardo a metà tra lo psicotico e il condiscendente.

“All’inizio avevo istinti suicidi” bisbiglia con un ghigno inquietante scolpito sul viso, “ma ora sto meglio… sono passato agli istinti omicidi”.

Sorrido solidale, pensando che se nel nostro ordinamento vi fosse davvero giustizia, i giudici dovrebbero concedere le attenuanti generiche per ogni omicidio perpetrato durante il periodo natalizio

natale con i tacchi

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