Patataridens

Il blog della comicità al femminile

Cronache di un agghiacciante veglione – il colossal di Capodanno

Gli anni passano, ma la maledizione capodannessca continua. Sin da ragazzini abbiamo cercato di essere invitati alla festa “cool” (che ai miei tempi si definiva in modi ben più coloriti), e sino all’ultimo abbiamo domandato con aria di sufficienza ad amici e conoscenti: “Che fai a Capodanno?”; lasciando intendere di avere grandi prospettive, ma nella speranza di essere coinvolti nei progetti altrui.

Oggi la situazione non è poi così mutata, noi donne, in special modo, ci siamo procurate l’abito giusto, abbiamo scelto il trucco e l’acconciatura ma, una volta agghindate, non abbiamo idea di dove andarci a esporre.1200490285_f

Ecco che un paio di giorni prima di Capodanno ci si ritrova tra “sfigate non collocate” e – sempre con la sufficienza di chi in fondo è superiore a queste ricorrenze – si cerca di salvare il salvabile, organizzando qualcosa all’ultimo minuto.

Vi ritrovate in un bar con le vostre quattro amiche del cuore (due per ogni ventricolo), per un brainstorming capodannesco.

“Facciamo qualcosa di diverso dal solito” propone la Creativa del gruppo;

“Facciamo qualcosa di economico” aggiunge la Tirchia;

“Facciamo qualcosa di semplice” conclude la Pratica;

“Facciamo quel che vi pare, l’importante è stare tutte insieme” proclama la Smelensa che, a dirla tutta è una tizia che vedete solo di quando in quando e che si è unita ai vostri progetti per il solo fatto di essere stata bidonata all’ultimo momento dal tizio che sta frequentando da qualche settimana, che le aveva promesso di portarla a Praga, ma che invece ha preferito andarci con un amico, sicuro di poter reperire fauna femminile direttamente in loco.

“Andiamo a cena fuori?” proponete.

“Sai che originalità” sbuffa la Creativa.

“Sai che prezzi!” rincara la Tirchia “a Capodanno i prezzi raddoppiano e la qualità si dimezza!”

“E se facessimo una cena da qualcuno?” propone la Pratica.

“Sì!” rispondono tutte istintivamente; poi però guardandosi negli occhi realizzano che cenare “da qualcuno” sarebbe allettante soltanto a patto di non essere quel “qualcuno” che dovrà ospitare la cena, incominciando l’anno con una catasta di tegami da lavare.

“Potremmo fare un viaggetto” propone la Creativa.

“Scherzi?” si indigna la Tirchia, “Non intendo prosciugare la tredicesima in meno di ventiquattr’ore!”

“Ma oggi su internet ci sono delle offerte favolose! I viaggi last minute te li tirano dietro al prezzo delle patate!” incalza la Creativa prendendo lo smartphone e iniziando a sfogliare siti che offrono cene, batterie da cucina, toelettature per furetti e buoni viaggio a prezzi scontati. Dopo un’accurata ricerca, la Creativa si rende conto che le super offerte non sono poi così super e che – in ogni caso – i coupon non sono utilizzabili la notte di Capodanno.

“Proviamo a vedere i siti dove affittano le case vacanza!” propone la Pratica.

Niente da fare, neppure quell’opzione rientra nel budget di 20, massimo 30 euro imposto dalla Tirchia.

“Aspettate” la Pratica ha un’illuminazione, “forse mio zio potrebbe prestarci la sua baita!”

“E’ gratis?” si informa la Tirchia.

“E’ pittoresca?” domanda la Creativa.

Dopo una telefonata allo zio viene fuori che sì, la baita è molto pittoresca (ci sono camini in ogni stanza) e può essere concessa a titolo gratuito.

“Facciamo che ognuno porta qualcosa da mangiare e da bere, così non ci carichiamo di spese” decreta la Tirchia.

“Possiamo invitare gente?” domanda la Creativa.

“Più siamo e meglio è!” risponde la Pratica, “il mio ragazzo porta una decina di suoi colleghi single”.

Le single presenti – già dimentiche di aver salvato il proprio Capodanno in corner – si guardano schifate: se i fantomatici colleghi hanno accettato l’invito all’ultimo minuto, evidentemente sono degli sfigati da guinness.

“Ma se avremo una decina di single maschi”, fa notare la Pratica, “dovremo invitare qualche altra ragazza”.

“Posso invitare la Vale, la Chicca e la Giulia” si risveglia la Smelensa, “sono ragazze così carine e dolci. Sarà bellissimo averle con noi!”.

La Smelensa invia subito un sms (pieno di TVTB e cuoricini) a Vale, Chicca e Giulia che accettano con entusiasmo, offrendosi di preparare ghiotti manicaretti come capponi ripieni, teglie di lasagne e vasche di tiramisù.

Dopo aver deciso chi deve prendere la macchina (la Tirchia non ne ha voluto sapere di prendere la sua), la carovana dei festaioli parte.

Vale, Chicca, Giulia e le loro pregiate cibarie alla fine hanno disertato, preferendo accettare in extremis un altro più succulento invito. Anche la Smelensa non si sa dove sia finita; forse l’amico del suo ragazzo è stato colto da influenza intestinale, e lei ha preso il suo posto nel viaggio a Praga.

Gli appena citati soggetti possono essere definiti “profumiere di capodanno”. Esattamente come le profumiere propriamente dette che riempiono le loro vittime di moine ma poi non la smollano; così le profumiere di capodanno ti ronzano attorno mentre organizzi la festa, fanno proposte e progetti, sono cariche di gioia ed entusiasmo ma poi, all’ultimo minuto, non si presentano.

La carovana dei festaioli è composta da quattro auto, una occupata dalle organizzatrici e tre dedicate al fidanzato della Pratica e ai suoi colleghi sfigati (e sì… alla fine erano davvero sfigati).

La Pratica è impensierita dal sovranumero di maschi rispetto alle femmine ma “per fortuna”, durante il tortuoso e articolato tragitto una delle tre auto degli sfigati fa perdere le proprie tracce in un fitto bosco (un sentito ringraziamento all’unità cinofila che ha rinvenuto i dispersi in meno di trentasei ore).

Dopo quattro ore di tornanti e curve a gomito, la carovana (o almeno tre quarti di essa) giunge finalmente nel luogo deputato: una raminga e fatiscente baita situata sul versante in ombra di un desolato monte, a cinquanta chilometri dalla prima stazione sciistica, e a trenta minuti dal primo bar tabacchi.

“Ma chi se ne frega se siamo isolati!” dichiara la Creativa, “guardate quanto è rustica la nostra baita!”

In effetti la baita è rustica. Uuuuuh se è rustica!

Lo zio non mentiva, ci sono camini in tutte le stanze… peccato che le stanze siano soltanto due: un camerone con qualche branda (a una prima stima per poter dormire tutti quanti in posizione orizzontale, ogni branda dovrà essere divisa in quattro); e una cucina il cui unnico arredamento è costituito da un tavolaccio e due sedie.

Le stanze sono ovviamente gelate e qualcuno propone: “accendiamo i caminetti!”

Ovviamente la combriccola di prodi cittadini ha fantasticato sui camini, ma non ha affatto pensato alla legna.

“Andiamo a raccoglierla nel bosco!” propone uno sfigato che da piccolo era fan di Heidi.

Fascine di ramoscelli umidi e verdognoli vengono raccolte e gettate alla rinfusa nei camini. Il legno, dapprima reticente alla combustione, prende fuoco quel tanto che basta a saturare l’ambiente di denso e maleodorante fumo.

Tutti gli ospiti se ne stanno infagottati nei loro piumini, attorno a un anemico e fumoso fuocherello. I bei vestiti acquistati per capodanno, ovviamente devono rimanere celati sotto strati di lana, pile e piuma d’oca.

“E se ci scaldassimo bevendo qualcosa?” propone la Pratica.

Secondo gli ordini della Tirchia ogni invitato doveva portare una bottiglia di vino, ma essendo stato organizzato tutto all’ultimo, gli ospiti hanno acchiappato al volo la prima (e unica) bottiglia presente in casa, ovvero quella ricevuta come dono natalizio dal commercialista: spumante “gran dessert”, il vino che tipicamente contraddistingue i cestini natalizi davvero scadenti.

“Il fuoco ha preso bene!” dichiara uno sfigato  ottimista, “potremmo scaldare il cenone”.

Oltre alla bottiglia di vino gli invitati erano tenuti a portare una pietanza, ma se da bravi cittadini non hanno pensato alla legna, di certo nemmeno sono stati punti dalla vaghezza di procurarsi dei paioli da camino.

Le cibarie, congelatesi durante il viaggio in auto, sono tutte custodite da infiammabilissimi contenitori di plastica.

“Per me non è un problema” dichiara la Pratica aprendo il suo tupperware, “io ho portato un’insalata di riso che non ha bisogno di essere riscaldata”.

“Che coincidenza” dice la Tirchia, “anch’io ho preparato l’insalata di riso, è un piatto così gustoso ed economico!”

“Anch’io ho preparato l’insalata di riso” afferma uno degli sfigati , “è l’unico piatto che so fare”.

“Anch’io” gli fa eco un secondo sfigato.

“Pure io” si aggiunge un terzo.

Bilancio della serata: festa a due gradi centigradi, soffocati dalla diossina prodotta dalla combustione del legname fradicio, degustando dodici varianti di freschissima insalata di riso, e sorseggiando dello zuccherosissimo spumante da un euro a bottiglia.

Alle 23 e 15 l’ottanta per cento degli invitati (tutti tranne lo sfigato ottimista e il fan di Heidi), ormai allo stremo delle forze, viene colto da un attacco di panico e si risolve a tornare di corsa in città.

Peccato che la pittoresca baita, nel frattempo sia stata resa ancor più pittoresca da un’improvvisa quanto copiosa nevicata.

Non resta che attendere rassegnati, affumicati e infreddoliti l’anno nuovo.

Buon anno a tutti, sfigati e non!

 

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