Patataridens

Il blog della comicità al femminile

La comicità femminile è meno naturale di quella maschile?

Qualcuno sostiene, e probabilmente ha le sue ragioni anche se io non le condivido, che la comicità femminile, essendo più cerebrale e quindi più artificiosa, sia meno naturale e innata di quella maschile.

La comicità, come spiego nei miei corsi, ha una componente innata e una componente tecnica, che sia donne che uomini sviluppano attraverso esperienza, sperimentazione e studio.

C’è chi spara a raffica battute senza sforzo, ma se fai l’autore comico e ti chiedono – che so? – di scrivere venti sketch di 45 secondi per promuovere un frullatore, allora la tecnica ti fa davvero comodo.

Queste tecniche, che più o meno possono apprendere e maneggiare tutti, è auspicabile (ma non indispensabile) che si appoggino su di un terreno di per sé comicamente fertile.

Il video che ho inserito qui sotto e che è stato lo spunto di questa riflessione, mi ha fatto ricordare del mio esordio comico (ma involontariamente comico), all’età di quattro anni.

La bimba nel video, certa Johanna Channeling, si esibisce in una spassosa parodia di Aretha Franklin. Non è un piccolo Mozart della danza, visto che perde il tempo, è scoordinata e si “intruppa” con le altre bimbe, ma il suo potenziale comico è davvero innegabile. Ma la piccina ne è consapevole? Temo di no, e lo dico a ragion veduta, visto che come vi dicevo il mio esordio comico fu del tutto involontario. Ai tempi frequentavo l’asilo – oggi scuola materna – e per la recita di Pasqua la splendida Suor Vincenzina, una donna fantastica che suonava per noi piccini un pianoforte sgangherato e faceva il miglior teatro dei burattini che io possa ricordare – decise di farci mettere in scena il Musical dei pulcini.55784f17eb2d7.image

La pièce si componeva di un coro formato dai bimbi più grandi, e di un balletto di pulcini formato dai bimbi più piccoli. Stendendo un velo pietoso sulla chioccia vedette che stava tutto il tempo in bella vista (Deborah, ovunque tu sia sappi che quella parte spettava a me e che io ancora ti odio!) in quanto bimba di quattro anni io rientravo di diritto nel novero dei pulcini. Suor Vincenzina che ci vedeva lungo, mi suggerì, data la mia considerevole altezza, di entrare a far parte del coro con i bimbi più grandi. Io rifiutai sdegnosamente, il coro se ne stava fermo e compunto sullo sfondo, mentre i pulcini scorrazzavano allegri con le loro calzette arancioni e i cappellini gialli con la visiera a becco. “Sono un pulcino!” gridavo pervasa dal fuoco dell’arte, e la suora, date le inoppugnabili argomentazioni, accettò la mia presa di posizione.

Il giorno della rappresentazione il sipario si aprì (avevamo la fortuna di recitare in un vero teatrino), il coro attaccò e la chioccia vedette (maledetta!) cantò un assolo richiamando i suoi figlioli che, in fila indiana dal più piccino al più alto, fecero il loro saltellante ingresso. L’effetto fu: pulcino, pulcino, pulcino… pterodattilo! Io, grande il doppio degli altri pulcini, con la godziliana grazia tipica degli spilungoni, caracollai maldestramente sul palco facendo scoppiare a ridere il pubblico.

Poteva derivarne un trauma infantile, e invece nacque un’autrice comica.

pubblicità gennaio

C’est la vie!

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