Patataridens

Il blog della comicità al femminile

Cronache aliene di un’estate davanti alla tivù

Una volta non avere la televisione era da poveretti, poi è diventato radical chic. Io non ho la tivù, ma non per una presa di posizione intellettuale, quanto piuttosto per pigrizia. Quando ormai una decina di anni fa cambiai casa, reputai saggio posticipare l’acquisto della tivù a quello della lavatrice, del forno e della lavastoviglie, e col trascorrere dei mesi finii per abituarmi alla sua assenza. Quest’estate non sono potuta andare in vacanza a causa di un piccolo cantiere domestico e, sempre a causa del già menzionato cantiere, mi sono trasferita per una settimana in un appartamento senza connessione internet ma con un grande televisore. Per quanto riguarda l’assenza di internet ho deciso di farne a meno per un po’, dopotutto non sono certo una rete-dipendente… adams-250x355Be’ in realtà ho scoperto di esserlo, e ho sofferto molto accontentandomi di sbirciare giusto la posta dal piccolo display del mio telefonino; quindi dopo un paio di giorni trascorsi in virtuose attività come lettura e scrittura, ho deciso di curare la mia web-dipendenza con impacchi di tivù… ed è stato il crollo! Me ne stavo piantata ore davanti allo schermo, sbuffando e indignandomi, senza però essere in grado di staccarmi. In particolare sono caduta a piè pari nel gorgo della real tv e egli spot che intervallano quelle dotte trasmissioni, e ho immaginato di essere un alieno. Cosa imparerebbe un alieno dell’umanità, e più in particolare delle donne, se avesse a disposizione come strumento di studio soltanto un pomeriggio davanti alla tivù? Be’ stando alle pubblicità le donne conducono davvero una vita infernale: si inzaccherano la biancheria se non usano un proteggi slip a triplo strato, indossano mute da sub in spiaggia per nascondere gambe pelose come cactus, e si avvolgono le trippe nella pellicola dei panini per tenere sotto controllo il punto vita. Anche la real tv non è molto generosa con il gentil sesso, in particolare sono rimasta alquanto sconcertata da “16 anni e incinta”, una trasmissione che racconta le gravidanze di sprovvedute teenager americane. Di per sé non posso dire che la trasmissione mi abbia annoiato, ammetto di essermene ciucciata almeno quattro o cinque episodi, la cosa che però mi ha inorridito è l’epilogo di ogni episodio nel quale la ragazza riassume la propria esperienza all’incirca così: “Sono felice di essere diventata mamma, voglio bene a mio figlio, ma se tornassi indietro me la terrei ben stretta senza darla via”. E i paparini? Anche loro sono ben rappresentati nella trasmissione, ma ai giovani padri lo sceneggiatore non richiede dichiarazioni né riflessioni. Perché impaurire solo le ragazze con un perentorio “è tua, solo tua, quindi tienila stretta”, senza raccomandare anche ai maschietti di tener abbottonate le braghe? Senza contare che tra il darla via a vanvera e l’astinenza totale, esistono almeno cinquanta sfumature di contraccettivi. Be’ se fossi un alieno, dopo un pomeriggio passato davanti alla tivù, avrei contattato l’editore della famosa “Guida Galattica per gli autostoppisti”, chiedendo di mutare la voce del pianeta Terra da: “fondamentalmente innocuo” a “fondamentalmente stupido”.

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