Patataridens

Il blog della comicità al femminile

Il lamento di una venere in scatola

Dopo molti secoli di silenzio, se permettete, vorrei prendere la parola: sono la Venere capitolina e vivo, per l’appunto, nei musei capitolini, adornando il fastoso corridoio che conduce alla sala Esedra. Dicono che io sia la copia di un’altra scultura più antica di certo Prassitele; ma io preferisco dire di avere una sorella maggiore in Grecia, che mi assomiglia tantissimo. imagesPur vivendo in un luogo infestato da politici, ho mantenuto, saldi nei secoli, i miei valori morali. Sono nuda, è vero, ma come potete notare cerco di coprirmi le vergogne, ed è per questo che mi chiamano Venus Pudica. Vedete la cosa qui accanto a me? Questo è un drappo di lino, un telo da mare se vogliamo parlare il vostro linguaggio, e mi ci sarei avvolta volentieri se lo sguardo dell’artista non mi avesse colto proprio mentre uscivo dal bagno. Nonostante da anni cerchi di  nascondere con le mani le mie nudità, gli storici dell’arte mi avevano quasi persuaso che nel mio corpo non c’è nulla di male ,e che le mie marmoree curve non sono un’offesa, bensì un omaggio alla bellezza femminile.  L’altro giorno però è accaduto un fatto strano, doveva venire in visita un capo di stato con tutta la sua delegazione (vedi l’espresso), il che dalle mie parti non costituisce certo una novità; quel che però mi ha stupito, e persino indignato, è che quei tizi non volevano vedermi. Non volevano vedere me, Venere, la dea della bellezza e dell’amore. imageIl mio corpo nudo, mi ha riferito Marietto il custode, l’unico che qui dentro si degni di darmi delle spiegazioni, offendeva la sensibilità religiosa e culturale di quei visitatori, e così sono stata messa in scatola come una puzzolente sardina sottolio; io, colei che ricevette la mela da Paride, la stessa che piegò il bellicoso Marte e sedusse il tenero Adone! Marietto non mi ha saputo dire da dove venissero i pudichi censori, certo da molto lontano,  da un paese con usanze molto differenti dalle nostre, dove probabilmente i cavalli indossano le braghe, visto che hanno avuto anche da ridire sull’esuberante virilità del cavallo di Marco Aurelio. Ma io non me la prendo con quegli ospiti in visita, ognuno, si sa, ha le proprie idee e tradizioni, quelli che mi hanno fatto arrabbiare sono i miei compatrioti, che dopo secoli di ammirazione non hanno esitato a nascondermi, come se si vergognassero di me, che rappresento la loro storia e cultura.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: