Patataridens

Il blog della comicità al femminile

Ladre di biciclette

Nel 2014 ho pubblicato Tacchi e Taccheggi, un romanzo tragicomico che aveva per protagoniste due ladre: una borsaiola e una taccheggiatrice. L’idea nacque sul tram, linea 10, quando vidi un tentativo di borseggio non andato a buon fine. Il maldestro borseggiatore fu quasi linciato dai passeggeri e, un paio di fermate più tardi, quando le acque si furono calmate, sentii due voci femminili lagnarsi dell’accaduto: “Ormai con la crisi che c’è tutti vogliono fare i borseggiatori, solo che non sono capaci e si fanno pinzare”.173813423-320b4825-cae6-46d3-9de0-72930fd38a1f
Già, mettono tutto il tram in subbuglio e noi non portiamo a casa la pagnotta”.
Di seguito ho indagato, intervistato i controllori e raccolto vari aneddoti, ma nessun racconto sembrava poter eguagliare quel dialogo surreale.
Martedì scorso però, mentre ero sul tram – questa volta linea 4 – ho visto una scena che non avrei potuto immaginare e, qualora l’avessi immaginata, mai avrei osato inserirla in un romanzo, tanto mi è apparsa strampalata e poco credibile (poco credibile se la leggi, perché se la vedi, com’è accaduto a me, non puoi fare a meno di crederci).
Stavo leggiucchiando un romanzo sul mio ebook reader, quando le porte del tram si sono aperte e una donna sui trentacinque anni è salita trafelata, trascinandosi appresso una bicicletta. Dopo aver ripreso fiato, la signora ha iniziato a lamentarsi, non saprei se con qualcuno in particolare o con l’intero uditorio di passeggeri, della regola che vieta di portare le bici sul tram. Sin qui tutto abbastanza ordinario, i conferenzieri da tram non sono affatto rari; salvo che qualche minuto dopo la signora ci ha comunicato – vantandosi della propria destrezza – di aver appena rubato quella bicicletta.
Ma non a un poveraccio” ci ha rassicurati, “a uno coi soldi”.
indexLa bici era un modello di Decatlon di quelli piuttosto economici, quindi non so da cosa la gentildonna avesse potuto arguire che la sua vittima fosse abbiente. Forse il malcapitato indossava una pelliccia di ermellino e una tiara tempestata di pietre preziose, o semplicemente prima di essere derubato aveva esibito la sua dichiarazione dei redditi alla ladra?
Dopo il doveroso preambolo, la donna è giunta al dunque: “C’è per caso qualcuno interessato ad acquistare questa bicicletta per soli trenta euro?
Ovviamente tutti hanno iniziato a guardare, chi fuori dal finestrino, chi i propri piedi, facendo finta di niente (anche perché l’atteggiamento della donna si era fatto piuttosto sconnesso e aggressivo).
Un anziano in vena di burle le ha offerto dieci euro, e l’abile venditrice ha iniziato a berciare che lei non si abbassava a rubare per dieci euro, e che se nessuno gliela comprava, c’era pur sempre il biciclettaio di Porta Palazzo (quartiere Torinese noto, tra le altre cose, per il suo grande mercato dell’usato).
Magari qualcuno – me inclusa – avrebbe dovuto farle notare che rubare è sbagliato, e cose del genere, ma la signora non sembrava abbastanza in sé da poter tollerare una paternale. Per fortuna, mentre studiavo il da farsi, l’arrivo della mia fermata ha dissolto ogni dilemma morale.

Questa storia mi ha insegnato due cose:

1 – ricordare ai miei amici ciclisti di assicurare sempre la bicicletta a un robusto palo, e di non indossare mai pellicce d’ermellino mentre pedalano;

2 – osare di più nella stesura dei miei romanzi, visto che la realtà può farsi beffe anche della fantasia più fervida.

 

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