Patataridens

Il blog della comicità al femminile

Troppi drink? Scarica l’app!

Ai “miei tempi” o meglio ai tempi delle mie serate brave, mi rendevo conto di aver alzato un po’ troppo il gomito da alcuni precisi segnali:

  1. la strada del ritorno era estremamente più lunga di quella dell’andata, a causa della camminata zigzagante;
  2. le scale di casa sembravano dilatarsi e – nei casi più estremi – traballare;
  3. la serratura pareva spostarsi repentinamente a ogni tentativo di inserimento delle chiavi nella toppa;
  4. il letto beccheggiava come un vecchio barcone ormeggiato.

Una volta il summenzionato fenomeno portava il nome di sbronza, oggi invece si chiama “bindge drinking”, definito come l’assunzione di più di cinque bevande alcooliche per gli uomini e quattro per le donne, nello spazio ristretto di poche ore.1200x630bf

Anche se non gli avevo dato un nome, anch’io avevo teorizzato modalità ed effetti del consumo smodato di alcolici:

  1. Primo Long Island: i lineamenti si distendevano in un ebete sorriso, e un confortante calore si manifestava all’altezza del petto;
  2. Secondo Long Island: d’improvviso tutti i discorsi degli avventori del locale sembravano mostruosamente interessanti, e la confortante sensazione di calore si espandeva dal petto sino alle guance, che si imporporavano come quelle di Heidi dopo una giornata al pascolo;
  3. Terzo Long Island: gli avventori del locale, oltre a dire cose sorprendentemente interessanti, diventavano anche incredibilmente avvenenti, mentre la sensazione di confortante calore lambiva le orecchie, per poi ricongiungersi all’altezza del cervelletto;
  4. Quarto Long Island: (…) vorrei descriverne gli effetti ma purtroppo (o per fortuna), il quarto drink mi cancellava la memoria a breve termine, salvo la confortante sensazione di calore che colava giù sino alle caviglie, insinuandomi il dubbio (per fortuna sempre confutato) di essermela fatta nelle braghe.

imagesOggi per sapere quanto si è bevuto non è più necessario contare gli scontrini ritrovati il giorno seguente nelle tasche, assieme a qualche numero di telefono (che è meglio non utilizzare, visti i punti 2 e 3 del precedente elenco); perché per aiutarci a bere consapevolmente è stata inventata una app.

L’App è nata dall’idea di Giuseppe Carrà e Massimo Clerici dell’ateneo milanese Bicocca; ed è stata realizzata grazie alla partnership con l’University college di Londra.

D – Arianna, questo è il nome della App, è scaricabile gratuitamente e funziona attraverso alcune domande, come una sorta di alcol test digitale.

D – Arianna è stata testata su un campione di circa 500 ragazzi tra i 18 e i 24 anni e, nel giro di alcune settimane, ha abbassato il rischio di bingde drinking dal 37 al 18%.

L’app è stata pensata per i giovani, ma non dubito che potrebbe tornar utile anche a noi della “vecchia guardia”, che ci limitiamo a zigzagare e a contare gli scontrini dei drink il giorno seguente.

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