Patataridens

Il blog della comicità al femminile

Una storia di Natale

Care lettrici e lettori Ridens, quest’anno per Natale ho deciso di regalarvi un raccontino dal sapore vittoriano, con risvolti umoristici e un colpo di scena inaspettato (be’ avendovelo detto prima, tanto inaspettato non sarà).

Probabilmente come regalo avreste preferito una bottiglia di spumante, seppur del discount, ma tale operazione sarebbe logisticamente complicata, visto che, cari lettori, aumentate di giorno in giorno.

Grazie a tutti!

Buon Natele e buona lettura.

NB: non fatevi ingannare dalle apparenze, ciò che sembra spesso non è! Questo consiglio vale tanto per il racconto, quanto per la vita in generale.

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Il destino di Miss Apollonia

Il tempo è relativo. Viviamo in un epoca dove i cambiamenti sono sempre più veloci e le usanze cadono a una a una, lasciando posto a nuove consuetudini. Esistono tuttavia alcuni ambiti sociali nei quali il tempo sembra essersi cristallizzato, dove il retaggio di arcaiche tradizioni sopravvive indissolubile.

Apollonia, anche se oggi nessuno la chiama più così, nacque in una famiglia per la quale la linea dinastica e la purezza del sangue continuano a costituire una condizione imprescindibile e irrinunciabile. Il giorno che dovette dire addio a quel mondo fatto di lusso e privilegi, Apollonia era ancora molto giovane, eppure il ricordo di quella terribile conversazione tra le su anziane zie le risuona ancor oggi nelle orecchie. I bagliori di un grande albero di Natale ravvivavano la carta da parati un po’ tetra, il camino scoppiettava allegro, e lei stava seduta in educato silenzio su di una bella poltroncina foderata di broccato, assistendo con un misto di apprensione e curiosità al dialogo che avrebbe cambiato la sua vita per sempre.

«È una cosa inaudita» gracchiò zia Ermelinda lasciandosi cadere con gesto teatrale sul divano, «le accuse che muovi contro Lady Victoria sono assolutamente infondate e inaccettabili».

«Non fare la melodrammatica Ermy» sbuffò zia Claudiana togliendosi il grazioso cappellino color malva, e scoprendo la sua candida e ondulata chioma pettinata in stile charleston, «sono cose che talvolta accadono e non possiamo farci nulla, se non prendere severi provvedimenti per il futuro».

«Tu stai infangando l’onore di Lady Victoria» gemette zia Ermelinda tergendosi lacrime di indignazione con un fazzoletto di lino.

«Io non sto infangando un bel niente» sbottò Claudiana lanciando il cappello sul tavolino da tè e sedendosi a sua volta sul divano, «mi limito soltanto a farti notare l’evidenza dei fatti, guardala» disse indicando Apollonia ancora seduta sulla poltrona, «ti pare possibile che questa piccina sia figlia del mio Gregorio?»

«Ma certo che è figlia del tuo Gregorio» singhiozzò zia Ermelinda, «lady Victoria conduce una vita molto ritirata, e posso escludere senza esitazioni che…»

«Balle» esplose zia Claudiana utilizzando un termine che mal si accompagnava al suo elegante abito di taffettà, «forse, come dici tu, Lady Victoria non lascia mai le sue stanze, ma questo non esclude che qualcuno abbia potuto farle visita».

«Vuole che serva il tè signora Ermelinda?» domandò la donna di servizio senza alcun rispetto per il dramma che si stava consumando.

«Ritirati Anna» le ordinò la padrona di casa, «qui stiamo discutendo faccende assai riservate».

«Ma la pianti signora» sbuffò Anna con poca creanza, «non può preoccuparsi così per una storia tanto stupida, e anche lei signora Claudiana» si rivolse gravemente all’ospite, «non faccia agitare la signora Ermelinda, altrimenti stanotte per farla dormire dovrò somministrarle un sonnifero, e con tutte le medicine che deve prendere ogni giorno, lei capisce che…»

«Ermelinda cara, come fai a tenere alle tue dipendenze una donna tanto volgare?»

«Non sono stata assunta della signora Ermelinda» borbottò la donna, «ma dai suoi figli, che mi pagano affinché io abbia cura della loro vecchia mamma».

«Mia cara ragazza, chiunque l’abbia assunta» replicò Claudiana, «il tono che sta usando non si addice a una cameriera».

«A una cameriera forse no, ma a una badante pagata cinque euro all’ora si addice eccome!»

«Anna ti prego di ritirarti» le intimò la padrona tra i singhiozzi.

«Lo farò quando accetterà di calmarsi e di bere una bella tisana di valeriana. Non voglio che abbia un’altra crisi nervosa e mi tenga sveglia tutta la notte con le sue paturnie».

«Forse non te ne sei resa conto Anna» replicò la padrona con voce tremante d’indignazione, «ma qui stiamo discutendo dell’onore di lady Victoria e del destino della piccola Apollonia».

«Ha ragione signora, io non capisco» sbuffò la buona donna, «perché darsi tanta pena per una bastardella?»

«Anna» trasalì Ermelinda, «ti prego di non usare una parola così orribile in casa mia ».

«Ma che c’è di male signora?» domandò avvicinandosi alla poltrona e accarezzando con dolcezza la testolina della piccola Apollonia, «non sarà la figlia di Gaetano, ma è comunque una gatta molto carina».

«Gregorio» strillò Claudiana, «il mio gatto si chiama Gregorio e ha vinto le più importanti competizioni feline internazionali».

«Un gatto è sempre un gatto» chiuse il discorso Anna, «e questa micia è molto bellina  anche se è figlia del gatto del panettiere».

«Ti prego di non fare simili illazioni» ansimò zia Ermelinda scossa da un fremito.

«Come fai a negare l’evidenza?» la incalzò Claudiana, «vedi bene che la faccenda è già sulla bocca della servitù. Lo scandalo è inevitabile».

«Hai ragione amica cara» singhiozzò Ermelinda, «ormai l’onore di Lady Victoria è compromesso per sempre».

«Non dica stupidate» bofonchiò Anna, «la sua micia ha avuto quattro splendidi gattini di razza pura e una sola bastarda. Lo sanno anche i bambini che i gatti della stessa nidiata possono avere padri differenti, basta che la madre si sia accoppiata con più di un…»

«Povero Gregorio» uggiolò Claudiana, «con quale sgualdrina l’ho appaiato!»

«Non parlare così di Lady Victoria» la interruppe Ermelinda, «sono certa che la poveretta non abbia agito intenzionalmente, probabilmente è stata concupita con l’inganno».

«Ma quale inganno signora mia» sospirò Anna prendendo in braccio l’ignaro frutto del peccato che, per tutta risposta, si mise a fare le fusa, «glielo dico sempre di chiudere la finestra di camera sua, ma lei ha ‘sta mania di cambiare l’aria. Quando la sua gatta c’aveva le fregole, quel furbone di Cagliostro, il gatto del panettiere, si è fatto una passeggiata sul cornicione e…»

«E ha usato violenza alla mia bambina» si rimise a frignare Ermelinda.

«No, la violenza l’ho usata io» sogghignò la donna, «c’ho dato due bei colpi di ramazza a quel gaglioffo, ma ormai la frittata era fatta».

«Violenza o no, ormai il buon nome dei nostri gatti è rovinato» concluse Claudiana, «quando la notizia si diffonderà tutti dubiteranno della purezza dinastica degli altri gattini della nidiata; con quale faccia potremo iscriverli alle competizioni feline?»

«Sapete che vi dico?» disse Anna continuando a coccolare la gattina, «per salvare le apparenze potremo fare come i nobili di un tempo, che quando nascevano dei figli illegittimi…»

«Vorresti rinchiudere la mia Lady Victoria in convento?»

«Ma quale convento, signora, pensavo piuttosto di trovare alla piccola un’altra casa».

«È un’ottima idea» approvò Claudiana, «ci basterà trovare una famiglia plebea che non badi al pedigree dei gatti».

«Io questa famiglia Plebea non la conosco» rispose la donna, «per caso sono quelli che si sono appena trasferiti nell’appartamento del quarto piano?»

«Ah, il candore dell’ignoranza» bisbigliò Claudiana all’orecchio dell’amica.

«Però conosco una ragazza che ha affittato un appartamentino nel mio palazzo» proseguì Anna senza badare al commento, «sono certa che sarebbe ben lieta di ricevere questa micia come regalo di Natale».

«Stiamo parlando di una ragazza nubile che vive per conto proprio?» domandò sospettosa Ermelinda.

«Già» confermò Anna, «si è trasferita da poco per motivi di lavoro».

«Nubile e lavoratrice» bofonchiò la padrona di casa, «non posso permettere che la figlia di Lady Victoria viva in un ambiente tanto dissoluto».

«Forse la figlia di Lady Victoria meriterebbe di meglio» concordò Claudiana, «ma per la figlia del gatto del panettiere, è una sistemazione più che appropriata».

«E sia!» sospirò Ermelinda, «Anna, vorresti occuparti della faccenda, per favore?»

«Ma certo signora, purché si decida a calmarsi e a bere la sua tisana rilassante. Lei signora Claudiana gradisce una tazza di tè?».

«Prenderò anch’io la tisana, mia cara».

Rimaste sole le due anziane donne si presero le mani e si guardarono l’un l’altra con fare drammatico.

«Fatti coraggio cara Ermelinda, è l’unica soluzione possibile».

«Oh amica mia» disse gravemente Ermelinda, «come siamo cadute in basso!»

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PS: la storia di Apollonia continuerà, in altro tempo e luogo. Vi terrò aggiornati.

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