Patataridens

Il blog della comicità al femminile

Giornata della memoria: l’umorismo nonsense delle Lescano

Parlare dei drammi dell’umanità è sempre difficile, ma lo è maggiormente quando lo si fa all’interno di un blog dedicato alla comicità.

Durante i regimi dittatoriali, com’è stato quello fascista, l’umorismo deve svilupparsi in maniera sotterranea e travestirsi per dissimulare il suo potenziale sovversivo.

Un esempio di questa dissimulazione comica sono le cosiddette Canzoni della Fronda, ovvero brani musicali che per il loro testo nonsense si prestavano a celare messaggi satirici.

Non sempre però tali messaggi erano davvero presenti, e molte canzoni furono bandite sulla base di labili sospetti.

lescanoQuando poi a un testo ambiguo si aggiungeva l’origine ebrea dell’autore o degli interpreti, la canzone aveva ben poche speranze di essere lasciata in circolazione.

Caterinetta, Giuditta e Sandra Leschan, in arte il Trio Lescano, furono tra le più grandi interpreti di canzoni nonsense, dai forti connotati ironici.

Nel 1939, Mario Panzeri, autore di molti dei successi delle Lescano, fu convocato dalla censura fascista dopo che un gruppo di studenti avevano scritto alcuni versi della sua canzone Maramao perché sei morto, ai piedi del monumento in costruzione al gerarca Costanzo Ciano.

Dopo questo episodio la canzone venne bandita per alcuni mesi.

Sempre nel 1939 Panzeri dovette rispondere del testo di un altro grande successo delle tre sorelle: Pippo non lo sa.

Nei versi della canzone la censura vide – questa volta forse non a torto – una presa in giro rivolta ai gerarchi fascisti e, in particolare, al loro modo di vestire e di atteggiarsi con spavalderia.

A distanza di pochi anni, nel 1943, le sorelle Lescano vennero infine bandite dalla radio italiana a causa delle loro origini ebree e, successivamente, furono arrestate per sospetto spionaggio.

L’accusa fu che cantando la celebre “Tuli-pan” stessero in realtà divulgando messaggi in codice agli inglesi.

Le accuse caddero e le tre sorelle sopravvissero alla guerra; la carriera del trio non si riaccese più, ma i loro freschi motivetti ancora aleggiano nella nostra Memoria, come piccoli e ironici inni alla libertà d’espressione.

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