Patataridens

Il blog della comicità al femminile

Le cose che odio (ma sulle quali posso ridere)

Alla gente piace fare polemica e io, ahimè, non faccio eccezione. Ciò che però detesto e rimuginare e perdere il buon umore così, da un po’ di tempo, ho iniziato ad appuntare i miei motivi di malcontento e a cercarne il lato ironico. Ho scritto  questi acidi pensierini sulla mia pagina personale di facebook, e siccome non sono l’unica ad essere polemica, hanno riscosso un certo successo, tanto che alcuni mi hanno chiesto di raccogliergli in una unica lista per facilità di consultazione. Perché queste persone desiderino un catalogo di motivi per arrabbiarsi non lo so, ma sono lusingata dal loro interesse e ben felice di accontentarle.

Ecco le prime sette cose che odio:

Le cose che odio (1/100): quelle anime belle che mentre leggo sul tram si sollazzano rumorosamente con i loro telefoni, ascoltando messaggi vocali, guardando video chiassosi o combattendo con zombie digitali. Anche le chiacchiere mi disturbano, ma nei normali rapporti sociali l’interazione deve prevalere sul mio autismo da lettrice. Quelli che invece ci deliziano con i frizzi e lazzi del loro cellulare hanno trovato la maniera per non interagire, e al contempo nuocere al prossimo.

Le cose che odio (2/100): i negozi con l’insegna che inizia con “non solo”. Non solo scarpe, non solo pane, non solo musica etc. Ma se hai altro da vendere, perché fare il misterioso? Pensi di creare tanta aspettativa col ‘non solo’? Se vendi scarpe cosa mi rappresenta il ‘non solo’? Probabilmente borse, cinture e accessori in pelle; non certo spade laser, tute da palombaro e zaini a propulsione.

Cose che odio 3/100: quelli che mentre stai cadendo, gambette al cielo e deretano a mezz’aria irreversibilmente attratto verso il nucleo terrestre, anziché provare a trattenerti o a mitigare in qualche modo la caduta, gridano: ‘attenzione!’
1) Dimmelo prima, quando sto per inciampare, non quando già fluttuo nell’aere;
2) la parola attenzione non sospende la forza di gravità, inutile che ti sgoli.

Cose che odio 04/100: un giornale web auspica che almeno il Comitato di Indirizzo del Salone del libro di Torino rispetti le quote rosa. Premesso che credo che le donne debbano avere le stesse opportunità degli uomini, ma non delle pietistiche quote assegnate, mi domando il motivo di tanta preoccupazione. Cosa devono fare al Comitato di Indirizzo che necessiti l’equilibrio dei sessi? Organizzare una manifestazione culturale, o ballare il liscio?

Cose che odio 05/100 – Quelli che con aria comprensiva sentenziano: “Ti vedo stanca”. Anche se pochi secondi prima ti sentivi un fiore, da quel momento e per le 24 ore successive, ogni volta che incrocerai uno specchio, una vetrina o un parabrezza, vedrai una faccia segnata e striata di rughe da far concorrenza a un codice a barre.

Cose che odio 06/100 – le frasi consolatorie pret à porter per quando sfuma un’opportunità: “se si chiude una porta si apre un portone!”
Ma chi se ne frega di porte e portoni, non sono mica un fabbro!
Inoltre se mi sono appena presa la porta sul naso, mi pare saggio mantenere le debite distanze dai portoni, che probabilmente fanno più male.

Cose che odio 07/100 – ancora sulle frasi fatte. I luoghi comuni sono utilissimi nelle situazioni, per l’appunto, comuni (ascensore, fermata del tram, coda in posta etc.), ma andrebbero assolutamente evitati laddove il coinvolgimento emotivo è appena superiore alla temperatura ambiente. Ancora più da biasimare sono le frasi a effetto con intenti karmici e para-poetici.
Sentita in autobus: “Non disperarti. Per ogni lacrima d’amore a un angelo spuntano le ali!”
Ah sì? Datemi uno di quei bastardi svolazzanti e vedete come ve lo spiumo, così impara ad approfittarsi delle nostre paturnie per curarsi l’alopecia!

A presto con altre cose che odio, ma sulle quali posso ridere

massima_del_giorno

 

 

 

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2 comments on “Le cose che odio (ma sulle quali posso ridere)

  1. Ricciorob
    March 22, 2017

    Per me i vari negozi “non solo…” andrebbero banditi per legge, a meno che non vengano obbligati a scrivere “…ma anche…” sul nome.

  2. Desy
    March 22, 2017

    E che dire di “dintorni”?

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