Patataridens

Il blog della comicità al femminile

Dorothy Parker – così si rideva negli anni ruggenti

Immaginate una veduta di New York, magari in bianco e nero, e cercate di dare un volto alla comicità della grande mela.

New York

Scommetto che vi è istantaneamente apparso nella mente un omarino dagli spessi occhiali, con una capigliatura imbarazzante.

Dagli anni Settanta ad oggi la comicità Newyorkese e Woody Allen sono praticamente diventati sinonimi; ma prima di allora?

La mattina mi sveglio, mi lavo i denti e mi affilo la lingua.

Questa era la routine quotidiana di Dorothy Parker, comica Newyorkese dai toni raffinati e aciduli, vissuta dal 1893 al 1967.

Quella donna parla diciotto lingue ma in nessuna sa dire “No”.

Giornalista per Vanity Fair, Vogue, Newyorker ed Esquire, scrittrice, poetessa satirica, sceneggiatrice, simpatizzante comunista e paladina dei diritti umani, Dorothy Parker detta Dot, è stata l’icona dell’ironia Newyorkese della prima metà del Novecento, proprio come Woody Allen lo è stato della seconda metà, e continua a esserlo nel nuovo millennio.

Dalle colonne dei giornali per i quali scriveva, Dot Parker sii faceva burla dei costumi e malcostumi dei newyorkesi, facendosi (quasi) sempre perdonare con una grande dose di  autoironia.

La sua penna vivace e  tagliente le procurò grandi plausi ma anche numerosi dissensi, forse fu proprio a causa del suo inchiostro urticante se nel 1925 venne licenziata dalla rivista Vanity Fair, per essere poi subito ingaggiata dal Newyorker.

Questo romanzo non dovrebbe essere messo da parte con leggerezza. Ma scagliato via con grande forza.

Bisogna ammetterlo, in quanto a critiche la Parker non ci andava giù leggera e chiunque fosse l’autore del romanzo stroncato, non era certo il solo a volerla morta, infatti, per non farsi cogliere di sorpresa, Dot si era preparata l’epitaffio con grande anticipo.

Scusate la polvere.

Oggi tale epitaffio si può leggere sulla lapide commemorativa che custodisce le sue ceneri, collocata a Baltimora, nel giardino della sede  della NAACP (National Association for the Advancement of Coloured People), la fondazione creata da Martin Luter King, alla quale Dot Parker lasciò in eredità tutti i suoi beni.

L’aforisma che preferisco:

Amo i Martini, ma due al massimo. Tre, e sono sotto il tavolo. Quattro, e sono sotto il cameriere.

 Cosa leggere della Parker?

La prima opera della Parker pubblicata in Italia fu la raccolta di racconti Il mio mondo è qui, Bompiani, 1940,  traduzione di Eugenio Montale (mica pizza e fichi). Qualche copia “d’epoca” è ancora rintracciabile sulle bancarelle di libri usati (sia reali che virtuali.  Se invece preferite il digitale, sono attualmente stati convertiti in ebook molti suoi titoli.

Dorothy Parker and Alan Campbell at their farmhouse in Bucks County, Pennsylvania, 1937

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One comment on “Dorothy Parker – così si rideva negli anni ruggenti

  1. Pingback: Dorothy Parker | più rospi che principi

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