Patataridens

Il blog della comicità al femminile

Disabilandia: l’inferno del “politicamente corretto”

“Hai mai provato a immaginare come sei visto un metro più giù? Lo sai che hai il doppio mento? Hai mai pensato ai peli del naso visti dal basso?”

 L’ho ripetuto tante volte e sono lieta di poterlo ribadire: chi è dotato di umorismo e coraggio può far ridere su qualunque argomento, inclusi quelli spiacevoli come la disabilità.

Su Patataridens mi è spesso capitato di segnalare libri scritti da Signore dell’ironia che, anziché parlare di problemi di peso e di “singletudine” (questioni che fanno girare le palle sia agli abili che ai diversamente abili), hanno scelto di raccontare le proprie disabilità e menomazioni in chiave umoristica: Angela Gambirasio, Valentina Pitzalis e Noria Nalli, solo per citarne alcune.

Oggi, a dimostrazione che le autrici testé menzionate non sono casi isolati, ho il piacere di parlarvi di Marina Cuollo e del suo divertente e dissacrante “A Disabilandia si tromba”, edito da Sperling e Krupfer.

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Marina ha la Melnick Needles, una sindrome rarissima che ha fatto di lei una “micro donna alta un metro e una mentina”, senza tuttavia privarla della sua arguta e caustica ironia.

Da questo libro non aspettatevi un’autobiografia che vi faccia  sospirare “Ah però ‘sta ragazza, nonostante tutto guarda che coraggio!”; e non dovete neppure temere di sentirvi messi all’indice se siete normodotati, o innalzati allo status di santi se non lo siete: Marina non risparmia niente a nessuno, inclusa se stessa.

Tra i normodotati – che l’autrice classifica in numerose tipologie – esistono persone insensibili, ipocrite o semplicemente inopportune; ciò non toglie che nelle fila dei disabili – anch’essi impietosamente catalogati – si possano trovare frignoni, polemici e “straccia palle”.

Perché dovreste leggere questo libro?

Innanzitutto per ridere, che è poi la prima cosa che qualunque lettore ha il diritto di pretendere da un libro comico; in secondo luogo per provare a cambiare angolazione, sia che il vostro punto di vista si erga spavaldamente sugli arti inferiori, sia che saetti a bordo di una fiammante carrozzina ultraleggera.

“Mio fratello è disabile. Abbiamo girato mezzo mondo per provare a curarlo, senza mai riuscirci.

Ora ci siamo rassegnati: è incurabile. Mio fratello non mangia formaggi. E con «formaggi» non intendo indicare genericamente i prodotti ottenuti

attraverso la lavorazione del latte, ma soprattutto la mozzarella.

Nemmeno quella di bufala.

3 comments on “Disabilandia: l’inferno del “politicamente corretto”

  1. RGA
    May 24, 2018

    Io credo che la tua sia la recensione più specifica e quindi chiara per il libro di Marina Cuollo. Tanto di cappello!

    • Desy
      June 28, 2018

      Grazie, ho scritto soltanto ciò che il libro mi ha ispirato 🙂

  2. Pingback: Patataridens - Il blog della comicità al femminile | Marina Cuollo

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