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Il blog della comicità al femminile

Unbreakable Kimmy Schmidt: chi l’ha detto che non esistono più le mezze stagioni?

Da circa un mese è disponibile su Netflix la quarta e ultima stagione di Unbreakable Kimmy Schmidt, ma non potrò “spoilerarvi” il finale, in quanto al momento sono state “somministrate” solo sei puntate, mentre le restanti sei le vedremo nel 2019.

Chi l’ha detto che non esistono più le mezze stagioni?

Kimmy esce dal bunker

Unbreakable Kimmy Schmidt è una serie comica incentrata su Kimmy, una trentenne che dopo aver vissuto quindici anni in un bunker prigioniera di un sedicente reverendo, viene liberata scoprendo che:

  • l’apocalisse millantata dal suo carceriere non c’è stata;
  • il mondo non è più quello degli anni ’90.

L’intera serie ruota intorno all’incontro/scontro di Kimmy con l’età adulta e il nuovo millennio, due cose che affronta con entusiasmo, stupore e disarmante ingenuità.

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Il candido ottimismo di Kimmy non può tuttavia durare per sempre, nelle precedenti stagioni ha imparato molte cose del mondo e dei rapporti umani, ed è probabilmente per questo motivo che i produttori hanno deciso di chiudere la serie prima che perda di freschezza, cosa in parte già accaduta.

Grazie a un cast eccezionale e a una sceneggiatura pressoché perfetta (non dimentichiamo che l’autrice del soggetto è Tina Fey), ogni puntata è piacevole, ma le situazioni incominciano a ripetersi.

Uno dei punti deboli della quarta stagione è, a mio parere, il rapporto tra Jacqueline (Jane Krakowski), ex miliardaria di origine sioux e Titus Andromedon (Tituss Burgess), gay afroamericano con ambizioni da showman.

In questa “mezza stagione” Jacqueline, che dopo il divorzio è caduta in disgrazia, cerca di inventarsi un nuovo mestiere come agente di Titus, e le dinamiche che si vengono a creare finiscono per evocare quelle tra Karen e Jack in Will e Grace (l’impressione è rafforzata dal fatto che il doppiatore italiano di Titus è il medesimo di Jack).

Kimmy

La nuova stagione offre tuttavia spunti molto interessanti, specie dal punto di vista della satira di costume: in questa “mezza stagione” Kimmy lavorerà in una società informatica in stile google diretta da un giovanissimo sociopatico; sarà accusata di molestie sessuali da uno dei suoi colleghi nerd; trascorrerà i weekend davanti a “Houseflix” (una poco velata parodia a Netflix) come una qualunque adulta e, soprattutto; ingaggerà un’epica battaglia contro i creatori di un documentario sul suo rapitore, dai toni vergognosamente encomiastici.

Il secondo episodio termina con Kimmy e Titus che scoprono il documentario su “Houseflix”, mentre la puntata successiva è il documentario stesso girato in pieno stile Netflix (sulla falsa riga di American Vandal, tanto per capirci).

Questo episodio risulta originalissimo e molto curato nei dettagli, basti pensare che per ricostruire la giovinezza del reverendo Wayne, è stato recuperato lo spezzone di una trasmissione degli anni ’80 assimilabile al nostro “Gioco delle coppie”, alla quale John Hamm (interprete del reverendo) partecipò in qualità di concorrente.

Kimmy - domentario sul reverendo

Ammetto che questa puntata mi ha fatto un po’ rimpiangere la – pur saggia – decisone dei produttori di terminare la serie; in fondo ci sono tante cose che ancora non sappiamo di Kimmy, ad esempio come si destreggerebbe in una vera relazione di coppia, visto che sinora ha avuto giusto un paio di cottarelle.

Chissà se gli ultimi sei episodi basteranno a colmare questa lacuna?

Lo vedremo a gennaio 2019, nella prossima “mezza stagione”.

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