Patataridens

Il blog della comicità al femminile

Ricette umorali – una “gasrto – biografia” collettiva

Ci sono testi umoristici che hanno bisogno di parecchie pagine per consentire al lettore di entrare nel flusso comico: si ride soltanto di ciò che si conosce, questo è un dato di fatto, e quando il lettore non sa cosa l’autore stia tramando, allora è compito di quest’ultimo guidarlo, fornirgli i codici d’accesso e le opportune spiegazioni; il tutto ovviamente in maniera discreta e senza pedanteria perché i saputelli non piacciono a nessuno, men che meno quelli con pretese umoristiche.

Il libro del quale voglio parlarvi oggi non è di quelli dall’umorismo a lenta combustione, con Ricette Umorali di Isabella Pedicini (Fazi editore) si ride sin dall’indice!

Ricette Umorali è un’opera difficilmente classificabile;  è al contempo un ricettario scanzonato, un lucidissimo sproloquio alimentare ma soprattutto una sorta di biografia collettiva, motivo quest’ultimo che rende la sua comicità tanto accessibile.

Non ritrovarsi nelle pagine di Isabella Pedicini è pressoché impossibile, perché seppur con approcci diversi, tutti abbiamo a che fare con il cibo.

La narrazione prende le mosse dall’incontro dell’autrice con una cucina differente da quella materna, ovvero il minuscolo e caotico cucinino della prima casa nella quale ha vissuto come studentessa fuorisede.

Chi ha studiato fuorisede, o chiunque abbia lasciato il nido (o il frigo?) genitoriale per andare a vivere altrove, sa bene che da quel momento in poi le telefonate con i genitori si apriranno con “Hai mangiato?” e si chiuderanno con “Mi raccomando mangia”.

Ricette umorali

[Piccola digressione personale: mi permetto di inserire un messaggio, non riconducibile al libro, diretto ai genitori degli studenti fuorisede. Quando telefonate ai vostri pulcini che studiano in remoti atenei, le frasi giuste da dire sono: “Hai bevuto?” come domanda di apertura, e “Mi raccomando non bere” come frase di congedo. Non perdete tempo a informarvi sul cibo, che tanto a quell’età mangerebbero i testi universitari se solo non costassero tanto; concentratevi piuttosto sulle sbronze, fidatevi, so quel che dico!]

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Ma torniamo a Isabella che nelle anguste cucine degli appartamenti che ha condiviso con altri studenti, partendo dalla pasta al tonno impara a destreggiarsi ai fornelli, seppur spesso incrostati da residui di sughi millenari, che nessun inquilino si è mai sognato di rimuovere.

Isabella non illustra soltanto le ricette ma specifica qual è lo stato d’animo adatto per prepararle, quali domande (ovviamente esistenziali) porsi durante la preparazione, e a che genere di commensali è più opportuno servirle.

Ricette Umorali, oltre a guidarvi nella preparazione di una fresca insalata di riso o di una gustosa frittata (con tanto di modalità di “rigiramento”, sia letterale che metaforico), vi svelerà come assumere un Aulin secondo modalità rituali, o a organizzare una tisana notturna tra coinquiline, con la finalità di stimolare la loquacità di colei che in serata ha avuto un appuntamento galante, favorendo così un dibattito di gruppo.

Ma non sono solamente gli aneddoti e le ricette a essere gustosi (fatta eccezione per il già menzionato Aulin), è soprattutto il linguaggio a costituire una vera ghiottoneria.

Isabella fa sapiente uso di proverbi e modi di dire legati al cibo, digressioni sul mondo dell’arte e della musica e, quando la narrazione si fa tumultuosa, non sa rinunciare a qualche gustoso nonsense.

Perché leggere Ricette umorali?

Innanzitutto per ridere, magari trovando al contempo qualche spunto interessante per la cena; in secondo luogo per riassaporare la propria storia personale attraverso i profumi e i sapori evocati dall’autrice che, raccontando di se stessa, traccia una gastro-biografia collettiva.

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