Patataridens

Il blog della comicità al femminile

Parolacce, castighi e pappagalli

“Non dire le parolacce” mi raccomandavano da bambina gli adulti della famiglia, “Non sta bene che una ragazza dica le parolacce!”

“E che le dica un maschio, sta bene?” domandavo indispettita.

Nessuno però mi dava una risposta in merito, e questo non perché in casa nostra si facessero discriminazioni di genere, ma semplicemente perché di bimbi maschi non ce n’erano. Che se ne occupassero i genitori dei maschietti, se i loro figli imprecavano come vecchi filibustieri!

“Se ti sento dire una sola parolaccia, finisci in collegio!” mi minacciavano.

Non seppi mai se la questione delle parolacce fosse a loro avviso disdicevole solo per le femmine, ma una cosa era certa: se me ne fosse  sfuggita anche solo mezza, sarei finita in collegio!

Sviluppai così una sorta di culto segreto per il turpiloquio, che consumavo con voluttà nella solitudine della mia stanzetta come una girella rubata.

Sì, lo ammetto, ero una bimba grassa che all’occasione rubava le girelle dal ripiano alto della cucina. Credo di aver sviluppato un’altezza nettamente superiore a quella degli altri membri della mia famiglia proprio per raggiungere quel ripiano; una sorta di processo evolutivo darwiniano simile a quello delle giraffe il cui collo si è allungato per permettergli di brucare le chiome degli alberi. Il mio processo evolutivo, in effetti, è stato molto più rapido di quello delle giraffe, ma va anche detto che le girelle sono decisamente più gustose delle fronde degli alberi. Scommetto che anche alle giraffe si sarebbe allungato il collo dalla sera alla mattina, se solo sugli alberi fossero cresciuti grappoli di merendine.

Ma torniamo alle parolacce che potevo dire in privato, ma che non dovevo lasciarmi scappare in pubblico, pena l’esilio in collegio. Col tempo, ovviamente, iniziai a non crederci più. I collegi neppure esistevano, o meglio, esistevano quelli lussuosi per ragazzi ricchi dai genitori molto impegnati – categoria della quale non facevo parte – ma di  istituti punitivi in stile Gian Burrasca, dove si rinchiudevano i bambini sboccati non ce n’erano di certo! 

Leggendo una notizia giorni fa, ho tuttavia dovuto ricredermi: chi dice le parolacce può davvero essere allontanato e finire, chissà dove, a scontare le proprie volgarità!

La direzione del parco zoologico di Lincolnshire in Inghilterra, ha, infatti, allontanato cinque esemplari di pappagalli cenerini perché avevano preso l’abitudine di imprecare. 

I pappagalli avevano appreso le nuove terminologie durante il primo lockdown, periodo durante il quale in molti praticavano l’arte del turpiloquio solitario, come facevo io da bambina chiusa nella mia cameretta.  Quando il parco ha riaperto, i cinque pennuti hanno iniziato a condividere con i visitatori il loro nuovo repertorio e sono stati allontanati. Resta da capire da chi i pappagalli abbiano imparato le parolacce, perché di certo qualcuno gliele ha insegnate e dovrebbe essere costui/costei a venir mandato via.

Purtroppo, però, anche quand0eravamo bambini se dicevamo una parolaccia e ci giustificavamo dicendo di averla sentita da qualcun altro, il castigo ce lo prendevamo noi e non il famigerato qualcun altro.

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