Patataridens

Il blog della comicità al femminile

Body-shaming: quando le scuole medie non finiscono mai

Le cose cambiano?

Non direi.

Cambiano i nomi che gli si appiccicano sopra, ma certe cose restano sempre le stesse. Quand’ero ragazzina, per esempio, mi prendevano in giro per la mia fisicità – come dire? – sferica.  Allora, se non c’erano lividi, non era considerato bullismo e non esisteva un nome per quella pubblica e continua umiliazione. Oggi quel che ho subito si chiama body-shaming,  ma non credo che saperlo mi avrebbe fatto sentire meglio, né fatto ravvedere i detrattori del mio fisico a pera.

Non voglio farla più tragica di quel che  era; avrei potuto reagire in maniera più costruttiva, infischiandomene o parlandone con qualcuno anziché sfogarmi mangiando merendine  di nascosto e, giunta all’esasperazione, spremendo un tubetto di tempera gialla in faccia a uno dei miei tormentatori. L’azione in sé mi diede una certa soddisfazione ma – diciamolo – fu un inutile spreco di tempera, perché le prese in giro continuarono.

Le scuole medie finirono, la mia taglia continuò a essere misurabile col Pi greco, ma per fortuna non ebbi più di questi problemi; e le rare volte in cui mi capitò seppi sempre rispondere a tono, senza inutili spargimenti di tempera.

I miei bulletti, dal canto loro, col tempo si ravvidero e impararono a  interpretare il ruolo di persone civili (civili sì, ma non di successo, il che la dice lunga sulle capacità  intellettuali e sociali dei bulli); ci sono tuttavia alcuni individui per i quali le scuole medie non finiscono mai, e che continuano a giudicare o a essere giudicati in base all’aspetto fisico.

A Crotone una ragazza di ventiquattro anni si è vista rifiutare un impiego da commessa non perché non fosse preparata, bensì perché  era troppo grassa.

Lei non è stata zitta e la notizia è apparsa sul bisettimanale Il Crotonese, che ne ha riportato la storia.

La ragazza aveva lasciato un curriculum al negozio ed era stata chiamata per una prova.

Tutto è andato bene sino a quando, alla fine della giornata di prova, è arrivato il titolare che le ha chiesto se andava tutto bene e se aveva notato che nel negozio c’erano delle scale.  

La ragazza si è stupita per quella domanda: avendo lavorato l’intera giornata e non essendo una commessa volante, le scale le aveva salite e discoscese come ogni sua collega. Quando ha risposto al titolare che le scale non erano un problema, lui ha indicato il suo corpo, facendole capire che la riteneva troppo grassa per il lavoro.

Diciamocelo: il negozio è suo e assume chi vuole, ci mancherebbe! Ma perché far fare la prova a una persona, per poi umiliarla? Non credo che la ragazza sia ingrassata nel frattempo, né che le scale siano spuntate nel pomeriggio. La protagonista resta anonima come il negoziante, ma Crotone non è New York  e le notizie circolano, mi auguro pertanto che un negoziante di più ampie vedute offra un lavoro alla ragazza.

Le commesse rotondette piacciono!

Non turbano in alcun modo  le clienti magre e, al contempo, mettono a loro agio quelle grassottelle.

Non dico di assumere solo commesse oversize (sarebbe una discriminazione al contrario, anche le magre hanno i loro diritti!), ma neanche di popolare i negozi di donne sull’argine della denutrizione: vive la difference!

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This entry was posted on April 29, 2021 by in Agrodolci and tagged , , , , , , , .
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