Patataridens

Il blog della comicità al femminile

Io viaggio da sola! Di nuovo…

Care amiche e cari amici ridens,

questo sarà l’ultimo articolo che apparirà su Patataridens prima della pausa estiva e per salutarvi e augurarvi buone vacanze, ho scelto di pubblicare un intrigante e divertentissimo diario di viaggio.

L’autrice è Federica Salassa, content manager e copywriter di grande talento e ironia, mentre la destinazione è l’assolata Sicilia.

Buone vacanze, gente ridens!

Ci si rilegge a settembre.

Desy Icardi

Articolo di Federica Salassa

Non so cosa mi abbia spinto ad acquistare, sin dal mese di aprile, un biglietto aereo Torino – Catania con partenza a fine giugno, anzi, lo so benissimo: il prezzo stracciato!

Ovviamente stiamo parlando di uno dei miei soliti viaggi, ovvero voli ad orari improbabili, location da 15 euro a notte, treni, bus, cene dal “porcaro” (così chiamiamo qui in Piemonte i chioschi di panini) e altre scomodità che permettano di risparmiare il più possibile.
Il mio bagaglio a mano è sempre studiato strategicamente: si parte con vestiti scoloriti e rovinati che verranno abbandonati a fine vacanza in modo da fare spazio in valigia ad eventuali souvenir.
A ‘ sto giro devo portarmi il pc, infatti non sono in ferie ma proseguo il mio lavoro in smartworking, il che potrebbe sembrare comodo se il mio notebook antidiluviano non pesasse 5 kg portandomi via metà del peso massimo consentito per un bagaglio a mano.

Ormai nulla può fermarmi, del resto sono un Sagittario, lo zodiaco lo dice sempre che siamo avventurieri, fortunati, sportivi (?) prestanti e infoiati (anche qui, qualcuno mi spieghi come mai Paolo Fox & Colleghi ci dipingono sempre come dei trombatori seriali).

Quando la fortuna del viaggiatore manda dei segnali che non vengono colti

Sono pronta per la mia prima volta in Sicilia: 3 giorni a Catania, 3 giorni a Siracusa e 5 a Marina di Ragusa, perché sono due anni che non vado in spiaggia e dunque ho deciso di farmi qualche giorno col culo sull’asciugamano.

In realtà c’è anche un altro “perché” sulla tappa finale. Ho scelto “Marina” perché sono grande fan di un ex concorrente di Masterchef, è un anno che lo importuno su Instagram e dunque mi sono messa in testa di andare a mangiare nel suo ristorante, che, ovviamente, si trova proprio lì.
Non che io parta da Pinerolo apposta, però visto che mi trovo a girare in Trinacria perché non approfittarne?
Metto in valigia 4 cavolate sabaude prese alla Galup, magari riesco a lasciarle in qualche modo allo Chef.
Il mio volo parte alle 16:00, per le 18:00 dovrei atterrare a Catania, ma chiaramente, visto che sono un sagittario fortunato, la compagnia aerea fa il check-in in ritardo, l’Etna fa i capricci, il tempo è avverso, le congiunzioni astrali pure, dunque alla fine atterro alle 21:00.

Mando un messaggino allo sconosciuto affittacamere chiedendogli di venirmi a prendere all’aeroporto.
Il “ragazzo” è simpatico (ha 50 anni ma comunque siamo adolescenti fino ai 60 ormai, quindi passatemi il termine), mi accompagna nella mia stanza che in realtà è una casetta a due piani all’interno di un cortile della periferia.

A parte una scaletta un po’ ripida, non mi posso lamentare, è tutto in ordine e pulito.

La mia prima notte trascorre serena. La mattina attacco il mio pc e mi metto a lavorare. Stacco un attimo per andarmi a comprare qualcosa da mettere sotto i denti, ma dopo parecchi metri al sole cocente, trovo solo un banchetto di frutta e verdura. Acquisto pomodori e prugne da un signore senza denti e torno in camera.
In sto periodo si lavora poco, ma oggi è venerdì, sono in Sicilia, non vuoi che il capo mi carichi di improvvisi progetti da fare oggi per oggi?
Verso le 16:00 riesco a terminare tutto quello che dovevo fare ma praticamente la giornata è persa.
Mi arriva un messaggino su whatsapp, è l’affittacamere:

Ciao, andiamo a sdraiarci in un boschetto?

Ehm, non ho capito bene… è una proposta per andare a prendere il fresco in questa esagerata calura o è per andare a prendere qualcos’altro?
Rispondo in maniera pratica.

Preferirei andare al Lidl. Sono partita senza nulla e devo comprarmi tutto qui, compreso il telo mare”

Perfetto, passo a prenderti, andiamo a fare la spesa e per il telo mare ti porto da Decathlon

Vedi, piccola stupida maliziosa, non tutti gli uomini sono maiali in attesa di provarci con la prima che passa.

Mentre acquisto solari e antizanzare l’affittacamere mi propone di andare a mangiare la pizza ad Aci Castello. Accetto volentieri, sebbene ogni tanto una vocina nella mia testa mi dica:

Ma questo ce sta a provà?” (la voce nella mia testa ha sempre accento romano, non chiedetemi perché).

Aci Castello è proprio carina, con la piazzetta medievale, il castello arroccato sul mare, tutto molto romanzesco.

L’affittacamere comincia a fare discorsi strani sul fatto che lui sia un gemelli e che quindi una donna sagittario sia il genere di compagna ideale.

Ahò, ma questo ce sta a provà?” mi ripete la vocina nella testa.

La pizzeria è un posto a quanto pare rinomato dove si mangia molto bene: “Pizzeria Ai Cessi”, un locale storico, ma il nome poco romantico mi tranquillizza sulle intenzioni del mio locatario.

Dopo cena l’affittacamere comincia una lunga passeggiata senza meta, sono quasi le 22, qui c’è ancora il coprifuoco ma lui sembra non esserne particolarmente preoccupato.
Arriviamo in uno slargo con vista sul mare in cui sono parcheggiate tante auto di coppiette che si sono fermate lì ad amoreggiare.
Mi sento a disagio. Non tanto perché ci troviamo chiaramente in un ciulodromo sul mare, quanto perché il mio locatario si è piantato davanti a tutte le auto, rovinando la visuale alle coppiette, che, adesso, invece del cielo e le stelle, all’orizzonte vedono una pelata al chiar di luna.

“Ahò, ma perché se semo fermati qua?”

Affittacamere si siede su una roccia. Mi chiede se mi voglio sedere in braccio a lui per non sporcarmi i pantaloni.

“Ma anvedi che questo ce sta a provà, te lo dico io abbellaa svejaaaa!”

Declino gentilmente. L’affittacamere non demorde.

“Senti, tu sei una bella donna, io vorrei baciarti, se vuoi, così, senza impegno”

Senza impegno che vuol dire? Che non devo sottoscrivere contratti di matrimonio o che non ha intenzione di impegnarsi più di tanto nel bacio?

Comunque sia, apprezzo la sincerità e declino nuovamente l’offerta.

Questo vizio di mettere le mani avanti, non siamo più capaci di lasciar andare le cose come devono andare…
Quando si era ragazzini era tutto più semplice: limonavi senza chiederti perché e percome, se ti piacevi andavi avanti, se no ciao.

Adesso bisogna puntualizzare, tra l’altro senza riuscire ad essere veramente chiari fino in fondo. Cercando di essere sinceri a tutti i costi si finisce per fare incomprensibili supercazzole del tipo:  “ma tu cosa vuoi? Perché io vorrei qualcosa che tu forse non vorresti, ma io lo vorrei e se lo volessi anche tu, allora non sarebbe un problema volerlo, dunque se lo vogliamo, vogliamolo finché lo vogliamo, poi se non lo vogliamo più non c’è problema a non volerlo”.

La nota positiva è che questo gentile locatario non mi è saltato addosso ma si è sincerato con estrema galanteria che io fossi d’accordo con le sue intenzioni.

Si merita una buona recensione su Air bnb e tutta la mia stima.

Ci salutiamo con un abbraccio. Lui domani va a raggiungere una “amante” che sta lontana parecchi km, io invece starò in giro per Catania tutto il giorno.

Il mio sabato trascorre sotto i 45 gradi siculi visitando piazze e monumenti, mercati e rioni vari. Al ritorno riesco anche a fare tappa in spiaggia, ma il mare è sporco, pieno di alghe e scatolette di Philadelphia.

Siamo proprio degli inquinatori schifosi.

Guardo l’orario dei treni per Siracusa, domani è ora di spostarsi.

E’ domenica, la mia valigia è pronta, prendo un bus a casaccio sperando mi porti in stazione. Il conducente non vuole farmi il biglietto perché “non vedi che è pieno di stranieri che non hanno pagato? Per una italiana che sale devo farla pagare? No! Ammuninni”.

Mi dirigo verso l’ufficio informazioni, lì c’è un addetto sorridente dalla gentilezza disarmante. Mi spiega che il treno per Siracusa non c’è ma esiste un bus sostitutivo che partirà a breve. Mi chiede da dove arrivo e dove sto andando, finché una giapponese disperata interviene interrompendo la nostra amabile conversazione.

I lost my suitcase!” dice in lacrime.

L’addetto la guarda sorridente facendo si con la testa.

I lost my luggage!” ripete la giapponese.

L’addetto sorride di nuovo.

Guarda che ti sta dicendo che ha perso il bagaglio…

L’addetto, che a quanto pare non sa l’inglese, sbarra gli occhi e mi fa:

Vero è?

Ok, Trenitalia, questo signore mi sta simpatico, però… come cazzo assumete i dipendenti lo sapete solo voi.

Alla fine scopriamo che la giapponese ha semplicemente dimenticato la valigia sul bus e tutto si risolve per il meglio.

Verso le 13:00 arrivo a Siracusa, orario ideale per trascinare un trolley sotto il sole.

Fortunatamente ho preso una stanza vicino alla stazione, a ‘sto giro l’affittuario fa tutto da remoto, mi lascia le chiavi sotto ad un tappeto e faccio tutto autonomamente.

La stanza in realtà è un alloggio che si trova al terzo piano di un palazzo che sembra appena aver subito un terremoto. Le scale sono a pezzi, tutto è un po’ pericolante, ma la camera è molto grande, con cucina, due bagni e letto matrimoniale.

Unica pecca, ogni cosa che tocchi è appiccicosa, compreso il pavimento.

Il frigo arrugginito della cucina emette un suono che dà sui nervi.

Come prima cosa faccio un giro fino ad Ortigia, che dista 15 minuti a piedi. Visito il Castello Maniace, i vicoli, il porto, e alla fine della giornata non vedo l’ora di gustarmi per cena un bel fritto di pesce.

Purtroppo il caldo e la stanchezza prendono il sopravvento, quindi per pigrizia mi fermo nel primo ristorante che incontro.

Mangio un fritto di pesce moscio, restandone parecchio delusa. Sono in Sicilia e mi propinano dei calamari scongelati, penso.

Finisco il mio pasto e torno in stanza.

Chiamo mia madre per farle sapere che sono ancora viva, ma a

metà della conversazione mi accorgo che il wi-fi è crollato, il condizionatore si è spento e il frigorifero ha smesso di fare quel rumore assordante.
Manca corrente.

Cerco il salvavita ma sembra che non sia saltato, esco per le scale e vedo che non c’è luce nemmeno lì, nemmeno l’apriporta funziona. Tutto il palazzo è al buio.

Mando un sms al mio locatario

“ciao, scusa ma manca luce a tutto il condominio, è successo qualcosa?”

Resto in attesa di una risposta che non arriva.

A parte che se non torna la corrente domani non posso lavorare, la mia preoccupazione maggiore resta il cellulare, che ormai è al limite della batteria.

In tutta furia torno ad Ortigia, entro in un negozietto di Smoothies e chiedo alla ragazza che lo gestisce di caricarmi gentilmente il telefono.

La ragazza è così cortese da accettare immediatamente, mi offre pure un frullato di sua invenzione: gelato al limone, zenzero e una enorme grattata di pepe.

Io odio lo zenzero, poi il pepe sul gelato al limone so già che lo pagherò domani, ma tracanno a naso tappato pregando non mi venga un attacco di emorroidi fulminante.

Torno in stanza, è buio pesto, inciampo a destra e sinistra, lancio in aria vestiti, asciugamani e altri oggetti alla ricerca di un accendino. Non posso usare il telefono, devo tenermi buona la batteria il più possibile.
Mi tolgo le lenti a contatto cacciandomi le dita negli occhi, mi spoglio e mi butto sul letto.

In quel momento, bussano alla porta:

“Signora, sono la mamma del suo locatario”

La luce torna.

Apro la porta e faccio accomodare la signora che guarda con aria stupita quanto è disordinata la mia camera.

La signora mi spiega che se salta la luce a me, la faccio saltare a tutto il palazzo. Mi mostra il contatore giù in cantina che deve essere riattivato con l’aiuto di un manico di scopa, perché per raggiungerlo bisogna essere alti 1 metro e 93, e di gente così alta al mondo ce n’è poca.

Mi suggerisce di non usare il boiler, né il condizionatore, di fare un gioco di “attacca e stacca prese” per non togliere la luce a tutti.
Cerco di memorizzare a che presa attaccare cosa e vado finalmente a letto tranquilla.
La mattina mi sveglio presto e mi metto a lavorare al pc fino alle 11, quando decido di farmi una doccia, scoprendo così che manca l’acqua a tutto il condominio.

Il sagittario è un viaggiatore fortunato” dicevano gli astrologi.

Corro al supermercato a comprare mezza cassa d’acqua minerale, con una bottiglia di acqua Sant’Anna posso bere e contemporaneamente farmi il bidet.

La mia giornata prosegue col giro conclusivo ad Ortigia.

Mangio granite e carrube, faccio un duetto con una teatrante di strada che mi consiglia di fare l’artista, perché “sei più pazza di me”.

Conosco due ragazzi sulla 30ina che mi regalano un portafortuna che mi accompagni nel mio viaggio. Uno dei due mi invita a cena.

Ahò, ma anvedi che sto pischello sta a cercà na milf

Non ho tempo di fermarmi, devo preparare la valigia, domani vado al mare.

Arrivo a Ragusa, immancabilmente alle 13:00, e mi avvio su un’ eterna salita dove dovrei trovare dei bus per Marina. Il caldo è ustionante, e in effetti mi sono già bruciata il collo semplicemente raccogliendo i capelli in una coda.

Arrivata in un piazzale senza ombra, incontro una coppia di Mantova che come me sta aspettando la navetta. Mi spiegano che gli orari dei bus sono solo indicativi, così come le fermate, visto che le paline non evidenziano nulla del percorso. Per avere certezza che la corsa esista, è meglio telefonare all’azienda di trasporti.

Sono fortunata, (per una volta!) arrivo a destinazione senza problemi, gli affittuari mi accolgono con gentilezza e mi portano nel mio appartamento che è bellissimo, nuovissimo e pure dotato di veranda.

Dove sta l’inghippo?

L’inghippo sta nel fatto che sto in cima ad una salita che mi farà venire un tendinite al polpaccio.

Comunque sia sono elettrizzata, finalmente sono al mare, posso farmi il bagno, mangiare nel ristorante di quel tizio famoso, prendere il sole e annoiarmi!

Scendo subito i 2km che distano dalla spiaggia, non me ne frega niente se sono vestita a cazzo di cane, con le ascelle pezzate, i capelli crespi, i baffi da Brancaleone (si, la mascherina fa crescere i peli ad una velocità pazzesca).

Mi scapicollo sotto ai 45 gradi, arrivo ansimante in una piazza, davanti a me il mare, a sinistra chioschetti e bancarelle, a destra dei tavolini…sono finita dritta al ristorante dello Chef che ammiro!

Seduto al tavolo c’è proprio lui. E’ uguale alle foto, la cosa mi fa un po’ invidia perché si vede che non ha bisogno di filtri bellezza (lui). Adesso che faccio? Lo saluto? Faccio finta di niente?

Provo a mandargli un messaggio su Instagram, di solito li legge dopo 3 giorni, invece ‘sta volta la risposta arriva immediata:

ma dove sei?

Faccio ciao ciao con la manina, lo Chef mi invita al suo tavolo offrendomi qualcosa da bere.
Sono in imbarazzo.

Io a questo l’ho stalkerato per un anno su IG, raccontandogli tutti i cazzi miei anche se non voleva saperli, sparando cavolate a profusione “perché tanto chi cazzo lo conoscerà mai sto qua, e poi sì che si ricorda di una di Pinerolo che gli scrive minchiate, con tutti i follower che ha”.

Adesso sono qui. Al tavolo con lui. Gli ho scritto con nonchalance per tutto questo tempo e ora non so come comportarmi. La cosa ovviamente è reciproca, io so tutto di lui dai social, ma lui non sa manco come mi chiamo.

Che dobbiamo dirci?

Forse dovrei fare come tutti i fan di sto mondo e chiedergli un selfie. Ma io in foto faccio cagare, in più non faccio una ceretta da due settimane, puzzo, mi sento vecchia.

Guardo i suoi occhi nocciola, i tatuaggi, ma non voglio fargli notare che lo sto squadrando, che poi passo per una pazza erotomane, la mia è semplice curiosità.

Vorrei conversare ma non so davvero che cacchio fare:

eh…” dico. Bevo il drink che mi ha offerto.

a-hem…” riprovo.

uh.

“ih…ehm..Masterchef…”

Niente. Non mi esce nulla di intelligente a parte un “ti ho portato delle robe sabaude ma non le ho qui” biascicato, perché il drink era alcolico e io mi ubriaco subito.

Mi ritiro con la promessa di cenare lì quella sera.

Scelgo il piatto principe dello Chef. Un polpo dall’aspetto meraviglioso. Ora, io ho sempre pensato che le pietanze presentate a Masterchef fossero delle opere d’arte, ma che il gusto non reggesse il confronto con l’impiattamento.
Mi sbagliavo.

Il sapore è davvero delizioso.

Concludo la mia serata girando per le bancarelle. Domani mi butto sotto il sole, devo prendere un po’ di colorito.

L’indomani infatti lo passo tutto in riva al mare.

Ah che bella la spiaggia….piena di gente… bambini che sbraitano, adolescenti che giocano a palla tirandoti sabbia negli occhi, belle ragazze che, non so come, hanno i capelli perennemente in piega, la pelle liscia e l’abbronzatura uniforme.

Un indiano che vende collanine mi si avvicina.

“Ciao bella, tu sola senza marito?”

“Sì.”

“Senza marito è brutto no?”

“Invece è fantastico.”

I bagnanti origliano la nostra conversazione sogghignando

“Tu sola”

“No, io libera.”

“Perché tu non cerca un uomo qua, poi quando torni a casa lo lasci”

“E perché mai dovrei rovinarmi le vacanze?”

I solitari ridono, le coppie mi guardano come una malchiavata.

Cerco di tagliare corto: “Senti, quanto vengono le cavigliere?”

“Poco, solo 22 euro.”

Lo guardo stupita.

Ma de che ahò, su wish con quella cifra ce compramo un tir de cavigliere

Zittisco la vocina interna.

“In spiaggia non porto mai soldi, se mi fai lo sconto ci rivediamo domani”

L’indiano posa il suo espositore di collane e si siede accanto a me.

se tu vuoi uomo per vacanze… ci sono io” mi dice con sguardo maliardo.

Anche questa volta mi tocca declinare.

Beh, la media è buona, in una settimana ho caricato un 50enne, un ragazzino e un indiano. Poi dicono che dopo i 40 anni nessuno ti caga più, invece guarda che pubblico variegato…

E’ sera, sono in veranda a mangiare melone con tanto di piedi sul tavolo, quando mi arriva un messaggio su Instagram. E’ lo Chef che mi chiede se sono in giro. Mi vesto (sempre a casaccio) e scendo per incontrarlo, eravamo rimasti che gli avrei dato le robe sabaude che gli ho portato.

Le ho tenute 10 giorni in valigia, forse non sono proprio freschissime, ma se fanno schifo può sempre cibarci i gabbiani.

Tiro fuori un pacco di biscotti Krumiri, un pacco di nocciole delle Langhe e delle caramelle.

Lo chef legge la confezione:

“Suk..Sukag…Sukaje…”

“Sukaj.”

Sono la regina delle figure di merda. Le caramelle Leone hanno fatto tante tipologie di dolciumi e io cosa vado a regalare ad un siciliano?

Le “Sukai” un nome che in quella regione assume un significato piuttosto ambiguo.

Lo chef mi offre da bere.

Siamo di nuovo ad un tavolo e io sono di nuovo prodiga di parole intelligenti

“Hehehehehe Masterchef… Bastianich… sei bravo… Barbieri…uhahem devo fare la pipì”

Vabbè desisto. Già non parto da un quoziente intellettivo particolarmente alto, ma davanti a ‘sto qua encefalogramma piatto, dai. Conserva quel minimo di dignità che ancora ti resta e stai zitta.

Meglio passare questi ultimi giorni sdraiata sull’asciugamano, o la “tovaglia” come la chiamano qui, invece di cercare un dialogo che non sai sostenere.

Trascorro il tempo che mi rimane ustionandomi, guardando le persone soffiarsi il naso in acqua, mangiando frutta e ascoltando musica in cuffia.

E’ il mio ultimo giorno, domani tornerò nel mio piovoso Piemonte.

Passo davanti al ristorante, è domenica, i tavolini sono sempre pieni di commensali h24.

Mi sento bussare sulla spalla. E’ lo Chef che mi ha visto ed è corso a salutarmi.

E’ davvero di una gentilezza incredibile. Mi ripeto che forse dovrei chiedergli una foto insieme, come fanno tutti.

Ma io non sono tutti.

Lo guardo, ha un atteggiamento che sembra insicuro… forse ha il cervello pieno di cose a cui pensare e cerca di farci stare tutto. Mi da l’impressione di essere una persona sovraintelligente, di quegli elementi il cui pensiero non si arresta mai, sempre in corsa, un uomo eternamente ragazzo, che crea, inventa, studia, rischia e se la vive fino in fondo.
Per quello mi piace. Sembra una persona genuina, ma io sento (forse erroneamente) che nella sua semplicità è molto complesso.

E’ visibilmente stanco, ma non può fermarsi.

Addio Chef, grazie per aver dedicato parte del tuo poco tempo ad ascoltare la una fan che balbetta.

È la mia “ultima sera”, anche se mi attende un bus all’alba, decido comunque di stare in giro a mangiare gelati. Mentre passeggio col mio cono al pistacchio, un tipo mi fischia manco fossi Rin Tin Tin.

Lo guardo e con spavalderia rispondo “Bau” continuando la mia camminata.

Il tizio mi insegue, mi parla ma è Algerino, non si capisce quasi niente.

“Io Tarek, tu araba? Io Marina di Ragusa, quattordiciani, che però troppo caldo tu?”

“Io sono Federica. Piacere. Si fa caldo e no, non sono araba, sono di origine sarda.”

“tua mamma araba? Che cuando tu bella ragazza di io 38 anni rimarrai con me con il contatto?”

“io ho 44 anni.”

“nooo tuuu nooooo”

“io sììììì… tu 38?”

Ecco. Maledetta empatia. Ho cominciato a parlare come lui.

Non so come, nel vaneggiamento di un italiano che non esiste, riesce a strapparmi il numero di telefono. Dopo vari scambi in cui non so cosa gli ho detto, lo saluto.

Sono le 5 del mattino, mi trovo in spiaggia per guardare il mare un’ultima volta. Scrivo poesie e ringraziamenti su dei foglietti di carta, li spargo in giro qua e là.

Prendo il mio bus, arrivo in aeroporto, i bagni sono perennemente otturati, c’è un gran casino e io non ho nessuna voglia di tornare.

Al gate c’è un pianoforte, chi lo sa suonare si siede e comincia la sua performance fatta rigorosamente di canzoni tristi.

Il viaggio è così, un breve infatuamento amoroso che quando si dissolve ti lascia avvilito, tuo malgrado.

Il mio cellulare vibra da diversi minuti, lo cerco nella borsa, sullo schermo ci sono 14 chiamate di Tarek e 32 messaggi su whatsapp, tutti suoi.

“tu mi piaci si o no”

“mi piaci si o no rispondi”

“ tu quando arriva tu mi chiami io”

“sei in areo? Quando arrivo ti ho chiamati”

“ti chiamati dopo che tu torna ucciderò amore”

Google Translator, ci hai rovinato con le tue traduzioni del cazzo.

Metto la modalità aereo, non posso farmi consumare tutta la batteria così.

Prendo il mio bus per Torino, mi tocca fare ancora qualche km prima di arrivare a casa. Riaccendo il cellulare, su Instragram vedo postato uno dei miei biglietti di ringraziamento lasciati in giro per il lido di Ragusa.

Lo ha trovato lo Chef.

Le lacrime scorrono, tra amarezza e meraviglia.

Un ragazzo mi vede, mi porge un fazzoletto, mentre il mio sistema di messaggistica collassa sotto i continui messaggi di Tarek.

“tu arrivata stasera mi piace dal mare ”

“tu rimani con me in contatto con te”

“te l’ho detto mi piaci si o no”

La mia vocetta interiore si fa prepotente.

“Blocca sto contatto demmerda. T’ha visto due minuti già sta a rompe li cojoni!”

Il mio viaggio è finito, come è finito il mio contatto con Tarek.
Come sempre, è stato bello:

Il mare.

Il sole.

Le persone.

Il cibo.

Le esperienze.

La vita.

L’amore.

“Li mortacci.”

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